Silvia Sereni

Silvia Sereni, giornalista culturale, si racconta così: «Sono nata in una casa dove i libri erano un dato di fatto connaturato all’ambiente. Come c’erano un tavolo, i letti, delle sedie e tutto il resto, così c’erano i libri. Forse è per questo che il mio lavoro è stato scrivere, sempre in testate periodiche. Più frutto del caso che di un mio piano strategico. Sempre per colpa, o merito, dei libri, cioè della mia determinazione a concentrarmi su un ambito sempre più negletto, la mia carriera (se così si può chiamarla) ha seguito l’arco discendente che Amélie Nothomb descrive nel romanzo Stupore e tremori»: da livello di dirigente (nel mio caso, a dire il vero, neanche quello) ad addetta alla pulitura dei cessi. O giù di lì. Per il resto, una vita milanese e una famiglia leggera. E questo è tutto».

Il mestiere di scrivere
secondo Elio Vittorini

Foto di macchina da scrivere

«C’è una questione di vita o morte nel giro del nostro mestiere. Si tratta di non lasciare che la verità appaia morta». Silvia Sereni nelle sue biografie “ravvicinate” ci fa incontrare un altro grande protagonista della letteratura che frequentava casa sua e suo padre, il poeta Vittorio Sereni. Venite a conoscere di persona Elio Vittorini. E la sua visione del mestiere di scrivere.

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Negli occhi di Maria Lupieri

Il gatto di Maria Lupieri (particolare).

La nuova puntata delle biografie speciali di Silvia Sereni ci fa scoprire una pittrice «che dedicò la vita a dipingere paesaggi, rocce, acque, pietre, architetture barocche, vortici di aria, nebbie, fondali marini».
Figlia del poeta Vittorio Sereni, Silvia è cresciuta in una casa dove passavano tanti personaggi straordinari. Nella sua rubrica “Ritratti di uomini e donne, anche illustri”, li fa incontrare anche noi.

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Silvia Sereni racconta
Maria Cumani

Isadora Duncan danza sulla spiaggia, 1915, foto d'Arnold Genthe.

«Non è secondario che questa poetessa fosse moglie di poeta, e di quel poeta, Salvatore Quasimodo. Non solo perché lei, come è successo a tante compagne di poeti (per esempio a Ruth, moglie di Franco Fortini), aveva aiutato Quasimodo nelle celebri traduzioni dei Lirici greci e di Neruda, ma perché le sue poesie sono un ininterrotto canto sull’amore che la legava, l’aveva legata per sempre, all’uomo della sua vita.».

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