Facciamo nascere
il libro “Utopia”

Il fotografo Carlo Bevilacqua ha viaggiato per il mondo alla ricerca di chi ha avuto il coraggio di credere in un mondo migliore, chi da solo, con la famiglia o in una comunità, ha fatto diventare reale il proprio sogno, la propria Utopia. Esempi di stili di vita in cui lo spirito umano è libero è rispettato. Il progetto fotografico ha già ricevuto riconoscimenti internazionali.
Oggi, insieme a Crowdbooks, Bevilacqua ha lanciato una campagna di crowdfunding per trasformare il progetto in un libro. Basta andare sulla pagina del progetto (cwbks.co/utopia) per pre-acquistare il volume a 37 euro.

Can Masdeu (Catalogna, Spagna) è un centro di ricerca sociale ed ecologica, residenza e orto comunitario, una “tienda gratis” di oggetti e vestiti usati e una biblioteca sociale. Nasce nel dicembre 2001 in un ex lebbrosario abbandonato alla periferia di Barcellona.

La più celebre e sicuramente la più intrigante fu la colonia che nacque sul Monte Verità, fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in Canton Ticino. Una collina sulla quale si insediarono teosofi, anarchici, naturisti, occultisti, adoratori del sole, astrologi, digiunatori, rabdomanti, vegetariani desiderosi di sperimentare tutti i modi di vita alternativi possibili. Oggi di questa culla di tutte le utopie resta un museo e alcuni libri (come quello di Edgardo Franzosini) che ricostruiscono l’entusiasmante esperienza di figure estreme ed esistenze inaudite. Nel tempo, però, le esperienze di chi ha provato a vivere secondo regole diverse rispetto alla società sono state moltissime.
Alcune sono note. Come Christiania, il più grande esperimento sociale nel centro dell’Europa, nata più di quarant’anni fa nel distretto di Christianshavn a Copenaghen su spinta di un gruppo di hippy che occupò una base navale dismessa alle porte della città. O come Twin Oaks fondata nel 1967 da un gruppo di otto ragazzi, che senza nessuna esperienza di agricoltura, crearono in una ex piantagione di tabacco nella Virginia del Sud, una delle più longeve comunità degli Stati Uniti, ispirandosi alla società utopica ed egalitaria descritta nel romanzo Walden Two di B.F. Skinners.
Altre meno conosciute. Marinaleda, una cittadina andalusa nata dopo l’era di Franco, i cui abitanti – attraverso la gestione comunitaria delle risorse agricole del territorio, strappato alla pigrizia dei grandi latifondisti – sono riusciti a sconfiggere la disoccupazione garantendo case, istruzione e servizi a tutta la popolazione. O Vieille Valette, un villaggio di pietra tra le montagne del Gard, nel Sud della Francia, iniziata nel 1991 da un gruppo di artisti-squatter parigini con il desiderio di creare un centro artistico dove organizzare incontri, feste e concerti gratuiti.
Per cinque anni il fotografo Carlo Bevilacqua ha viaggiato per il mondo alla ricerca di chi ha avuto il coraggio di credere in un mondo migliore, chi da solo, con la famiglia o in una comunità, ha messo in pratica, e fatto diventare reale, il proprio sogno, la propria Utopia. Il progetto fotografico, che ha già ricevuto riconoscimenti internazionali (premiato dal Tokyo Foto Award 2016, dal GRIN che lo ha selezionato tra i finalisti del premio Ponchielli 2016, dal photo festival Encontros da Imagem a Braga in Portogallo, dal Trieste Photo Days e dal Festival Fotografico Europeo dell’AFI che ha scelto di esporre Utopia fino al 30 aprile a Castiglione Olona presso il castello di Monteruzzo) è stato in parte pubblicato grazie a Parallelozero, l’agenzia che lo distribuisce worldwide, su Marieclaire, in Italia e Corea, su Stern in Germania, su Civilization in China, su Aften Post in Norvegia e su We Demain in Francia. Oggi, insieme a Crowdbooks, Bevilacqua ha lanciato una campagna di crowdfunding per trasformare il progetto in un libro, un racconto per immagini dove alle fotografie si accostano i testi di Arianna Rinaldo, direttore artistico del festival fotografico Cortona On The Move, Romano Madèra, filosofo, ordinario di psicologia all’Università Bicocca di Milano e fondatore della scuola per studi filosofici Philo e della scrittrice Marina Mander. Basta andare sulla pagina del progetto (cwbks.co/utopia) per pre-acquistare il volume a 37 euro.
Abbiamo chiesto a Carlo Bevilacqua i motivi che lo hanno spinto a intraprendere questo lungo viaggio. 

Come e da cosa è nata l’urgenza di questo progetto?

Durante il mio lavoro di ricerca sugli eremiti, che mi ha portato in giro per il mondo, in California mi sono imbattuto nella comunità hippy Slab City, citata nel libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme e apparsa nel film del 2007 Into the Wild – Nelle terre selvagge. In quell’occasione, ho iniziato a fotografare i camper, le roulotte e gli autobus, nei quali per un certo periodo dell’anno vivono nomadihippie o persone che vogliono fuggire dalla civiltà. Da quel momento in poi, ho continuato a pensare a queste scelte di vita fino a quando un’amica mi ha parlato della comunità spirituale di Damanhur, in Piemonte. In un primo momento ho sentito il bisogno di documentarmi attraverso libri e web su queste esperienze comunitarie, poi di vederle, visitarle e naturalmente fotografarle.

Cosa ha cercato il tuo sguardo in questi luoghi?

Ho provato a capire quale fosse l’utopia che inseguissero tutte queste persone che scelgono di vivere in modo alternativo. Mi sono chiesto quale tipo di felicità cercassero e a quali aspirazioni tendessero. E soprattutto ho indagato sul tipo di organizzazione che regge queste comunità, scoprendo che a differenza di quello che si potrebbe pensare, non sono affatto anarchiche, bensì profondamente pragmatiche, strutturate e regolate da norme e principi.

Come sono organizzate queste comunità?

Dipende dai casi. Moltissime di queste realtà si sono date come prima regola quella della sostenibilità. Nella comunità rurale di Twin Oaks in Virginia si condivide tutto, dalle case ai vestiti fino ai partner. L’organizzazione sociale a democrazia partecipativa si basa, infatti, sulla condivisione delle risorse, l’uguaglianza di genere, la non violenza. Inoltre, ogni individuo svolge un lavoro che si accordi alla propria indole e natura.

Il tuo lavoro ha indagato anche i fallimenti di alcune di queste utopie e documentato come negli anni molte di queste esperienze si sono trasformate…

Certo, ci sono esempi come la già citata Slab City, una comunità per fuggiaschi di tutti i tipi, dalle vittime della recessione americana e tossicomani, il cui futuro è assolutamente incerto, e modelli come Christiania, il più grande esperimento sociale nel centro dell’Europa, che a più di quaranta anni dalla sua nascita si trova oggi ad affrontare nuove sfide. Del resto, un rinnovato desiderio di “altrove” comporta necessariamente una ridefinizione della natura e del ruolo dell’utopia. Le parole dell’artista americano Steve Lambert a questo proposito offrono lo spunto per una nuova riflessione: “L’utopia come direzione più che come destinazione, con implicita l’idea di futuro, di un futuro senza errori commessi precedentemente, con un nuovo punto di vista nella bussola che orienta il nostro viaggio”.

Eliphante, Arizona.

Auroville, India.

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