La vita segreta dei mammut
in Pianura Padana

«Un giorno iniziai a leggere “Il vello d’oro” di Graves dove si racconta l’epopea degli Argonauti e così, d’acchito, come per un’intuizione mi venne in mente che io stavo raccontando l’epopea dei più semplici Agronauti».
Davide Bregola ci racconta il suo libro “La vita segreta dei mammut in Pianura Padana” (Avagliano Editore).

Particolare della copertina del libro "La vita segreta dei mammut in Pianura Padana" (Avagliano).

Ringrazio Chicca Gagliardo che mi dà la possibilità, attraverso “Ho un libro in testa” di provare a ragionare sulla nascita e sulla creazione di questo strano ircocervo di libro con un titolo ingombrante: La vita segreta dei mammut in Pianura Padana. Non è un romanzo, non sono racconti, sono invece “episodi” di uno stesso territorio, e già questo termine “episodi” per me è di fondamentale importanza perché con il materiale che avevo raccolto mi accorgevo che non poteva esserci una sola trama, e non potevano starci dentro le regole codificate della narrazione. Avevo, quindi, l’idea di non fare narrazione, ma di scrivere “episodi” anche perché mentre scrivevo, più dei manuali di scrittura o di retorica, consultavo libri di antropologia e leggevo e rileggevo Winesburg, Ohio di Sherwood Anderson chiedendomi continuamente se la Pianura padana e nella fattispecie la pianura a destra del Secchia, sul Po e il territorio limitrofo avesse, in nuce, una sorta di Genius Loci. Così, mentre leggevo di rituali di purificazione e di simboli soprattutto nel Ramo d’oro e nell’etnologo Arnold Van Gennep, provavo a scrivere di personaggi che hanno visioni su isole in mezzo all’acqua, di ragazzi che costruiscono zattere, di gente che cammina sperduta tra le campagne, di pesci e pescatori, stuntman e potenziali suicidi. Protagonista è un territorio, i personaggi sono comprimari, le loro vite un abbaglio. Avevo la necessità di raccontare qualcosa che conosco bene, ossia i luoghi e le persone che li abitano, e di ammantare il tutto con le passioni letterarie, i riferimenti a chi ha scritto lì prima di me: Zavattini, Delfini, Tondelli, Malerba, Umberto Bellintani e tanti libri di storia locale. Mentre scrivevo mi accorgevo, dal greco metanoiein letteralmente “far giungere la tua mente più in là”, che esisteva un’epica degli accadimenti nei luoghi e mi sono detto che potevano essere raccontati. Nulla era chiaro nella mia testa, tutto era complesso e ancora oggi non so bene cosa ho combinato con questo libro, però ricordo che mi accorgevo ad esempio che i paesi si stavano riempiendo di telecamere per la sicurezza, e queste telecamere proiettavano per ore e giorni il nulla. Da casa mi collegavo al sito che trasmetteva ciò che le webcam sparse tra vie e piazze proiettavano e questi “polifemi elettronici” trasmettevano il nulla, ore e ore di nulla cosmico, poi un pedone ogni tanto, un’auto a bassa velocità, un altro pedone e infinito nulla per il resto delle ore. Trattori e webcam convivevano assieme così come vecchi al bar convivevano con ragazzini tatuati e pieni di piercing, indiani con turbanti colorati e cinesi che gestivano bar parlavano lingua punjabi e mandarino infarcendoli di dialetto. Qualcosa di nuovo e antichissimo.

Esploratori e appassionati di archeologia locale, latifondisti e braccianti, pescatori dell’Est e vecchi cacciatori non li raccontava nessuno. La tv non li aveva ancora sdoganati, per i quotidiani mainstream non esistevano. Il marocchino che apre un “centro culturale” che diventa una moschea ufficiosa convive egregiamente con l’evangelico che studia da anni ebraico antico e sanscrito. Il meccanico che rimette in pista vecchie Alfa Sud dialoga col pittore locale che dipinge da decenni sempre e solo barboni appoggiati a muri di cemento. Eppure io mi ero accorto che c’erano e ci sono epiche da raccontare, mi ero accorto che il folclore di un festa sull’aia conviveva con la tradizionale Festa della primavera dei Sikh, che sul fiume ci andavano i “nuovi italiani” a fare grigliate o a fare l’amore così come molto tempo prima ci andavano i nostri padri, i nostri nonni, le dee romane. Mi ero accorto che le vecchie industrie chiuse diventavano archeologia industriale così come dalla terra arata emergevano zanne di mammut tra acquitrini e canne palustri. Eppure era ancora tutto “segreto” e siccome mi girava spesso nella testa Verità segrete esposte in evidenza di Elémire Zolla, a un certo punto si è fatta chiarezza sul titolo. Nel momento in cui avevo il titolo e stavo scrivendo i primi episodi ero assalito dai dubbi perché in parte i temi che trattavo mi erano famigliari e allo stesso tempo avevo una repulsione per quella lentezza, per quella bassa intensità di sopravvivenza, per tutta la naivete che portano con sé le storie di campagna, di paese, di provincia. Mi chiedevo: cosa sto facendo? Perché mi “accorgo” di un binario morto che passa tagliando in due la via e non mi accorgo, che ne so, come Franzen, che il carattere dei personaggi è ormai monopolizzato dal Ritalin e dal Cialis? E mi arrabbiavo, e scrivevo, e pensavo che stavo facendo qualcosa di inutile, ben consapevole che aveva definitivamente distrutto tutti Ermanno Cavazzoni col suo Gli scrittori inutili coi quali mi riconoscevo dalla prima all’ultima pagina.

Così per anni sono sparito dai radar, ho costruito burattini con segatura e carta pesta e sono andato in scuole, istituti, piazze, borghi e biblioteche a mettere in scena burattini. I mammut li avevo lasciati lì, non mi interessava la loro sorte, e avevo lasciato la terra a maggese. Dedicandomi ad altro. Sparito dai radar. Mentre facevo altro mi accorgevo che nessuno raccontava di matti che credono di essere agenti segreti sovietici o di luoghi elegiaci, nessuno si era accorto che un binario morto che taglia in due il paese è un’allegoria potente e che quando scoppia un incendio nei fienili, d’estate, si tratta sempre di piromani incalliti che giocano col fuoco in un rituale dannoso ma antichissimo. Rimanevano costellazioni sparse, non capivo cosa stavo facendo. Un giorno iniziai a leggere Il vello d’oro di Graves dove si racconta l’epopea degli Argonauti e così, d’acchito, come per un’intuizione mi venne in mente che io stavo raccontando l’epopea dei più semplici Agronauti. Argonauti-Agronauti mi frullavano in testa, mi divertiva e con un atto di autocritica mi dicevo che era solo una simpatica trovata, e mi dicevo che la letteratura non ha bisogno delle trovate di uno scrittore di paese. Rileggendo quelle centocinquanta cartelle mi ero accorto che ogni episodio aveva un titolo specifico, e questo mi disturbava. Mancava qualcosa, e c’era tanta roba inutile. In questi ultimi due anni, fuori dai radar, ho fatto incontri con tanti vecchi, nelle case di riposo, ho fatto incontri con malati mentali, ho incontrato tanti bambini grazie al teatro di figura. Non so perché ma queste frequentazioni mi hanno fatto venire in mente le seguenti parole: Vecchi, pazzi e bambini. Vecchi, pazzi e bambini, vecchi, pazzi e bambini, vecchipazziebambini, e mi piaceva pensare che con loro costruivo episodi, raccontavamo il passato, il presente e il futuro e questo passato aveva una forza, così come quel presente aveva una forza ma era diversa dalla forza del passato e la forza del futuro raccontato di bambini era completamente diversa dalle altre due ma le completava. Ripeto: non so perché ma mi ha riempito di fierezza pensare a quella forza che scaturiva dal ricordo dal presente e dalle immaginazioni dei bambini e, quasi in trance, sono ritornato su La vita segreta dei mammut in Pianura Padana. Ho tolto i titoli e ho unito gli episodi. I titoli non avevano senso, costringevano a un genere che era innaturale, poi ho aggiunto una decina di cartelle scrivendo quasi di getto. Scrittura automatica. Sono diventate le prime dieci pagine del libro e dopo averlo riletto, pur non capendoci nulla, l’ho accettato ed è diventato quel che si può leggere ora.

Davide Bregola è nato a Bondeno (Fe) il 12 luglio del 1971. Vive a Mantova. Ha pubblicato “Racconti felici –seguiti da- La lenta sinfonia del male” (Sironi), “La cultura enciclopedica dell’autodidatta” (Sironi). Tiene incontri-atelier attraverso le “Mappe di comunità” in giro per l’Italia. “La vita segreta dei mammut in pianura padana” (Avagliano) è uscito il 16 marzo 2017.

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