Il corso di scrittura
di Elena Varvello: il finale

«Scrivere non è per niente facile, ma non c’è niente di più bello a cui possa pensare». È l’ultima puntata del corso di scrittura di Elena Varvello su “Ho un libro in testa”.
Grazie Elena, da parte nostra, di tutti i lettori, per questo viaggio straordinario all’interno della scrittura, delle letture, della vita.

Elena Varvello. Foto di Federico Botta.Elena Varvello. Foto di Federico Botta.

Quello che state per leggere è un saluto. Come ogni saluto è triste e nello stesso tempo non lo è, perché c’è la speranza di rivedersi ancora (spero non suoni come una minaccia).
Sono trascorsi mesi dal nostro primo incontro, mesi durante i quali ho cercato di dirvi quello che ho imparato, quello che credo di sapere (ma non ci sono mai certezze), qual è la mia esperienza e come, personalmente, vedo e sento la scrittura.
La mia speranza è di avervi aiutato almeno un po’ ad affrontare certe giornate buie, di avervi ricordato cose a cui non pensavate più, di avervi incoraggiato. Scrivere non è per niente facile, ma non c’è niente di più bello a cui possa pensare. In fondo, è la mia vita.

Perciò…

Dentro di voi ci sono immagini e visioni, e quindi avete già le vostre storie.

Non abbiate fretta: scrivere richiede tempo, a volte molto, molto tempo. Siate pazienti e fiduciosi. Pensate sempre che ne sarà valsa la pena.

Non accontentatevi: lasciate fuori dalla porta il “più o meno”, il “va abbastanza bene”, il “ho fatto già troppa fatica”. Vedrete che sarete ripagati.

Amate i vostri personaggi, perché non sono solo fatti di parole: sono persone in carne e ossa e vivono dentro di voi.

Amate le persone, guardatele davvero, fino in fondo, cercate di capirle.

Tenete sempre a mente che scrivere è riscrivere, ancora e ancora e ancora.

Provate a scrivere di quello che sapete, certo, ma anche o forse soprattutto di quel che non sapete. Scrivete di ciò che vi sta a cuore, quello che vi ossessiona, quel che vi fa paura, quel che desiderate o che sognate. Non dovreste mai temere di correre dei rischi.

Cercate la semplicità, perché è la cosa più difficile. Semplicità e profondità sono legate.

Cercate di non deprimervi o di non compiacervi di voi stessi (due facce della stessa medaglia).

Cercate ciò che è necessario, tagliate tutto il resto.

State scrivendo per qualcuno, non solo per voi, non lo dimenticate: pensate a lui o a lei, quando scrivete, chiedetevi se capirebbe, se avete fatto ciò che potevate per rendergli la strada percorribile.

Restate ad ascoltare i vostri personaggi, rendetegli giustizia: quella che state raccontando non è la vostra storia ma la loro.

Provate a dare retta a chi vi leggerà, provate ad accettare quello che avrà da dirvi: non tutto sarà utile, magari, non tutto sarà giusto né condivisibile, ma molte cose sì.

Tenete a mente che la scrittura è movimento e che il linguaggio non è fine a se stesso (è come il letto di un torrente: la vostra storia è l’acqua e deve continuare a scorrere).

Buttate a mare scalette, propositi e intenzioni, quando una storia vi sembrerà voler andare altrove. Lasciate che cammini a modo suo, fidatevi di lei.

E, infine, niente trucchi da quattro soldi (ma questa frase non è mia, già lo sapete).

Buon viaggio a tutti voi e in bocca al lupo! Non siete soli: da qualche parte, c’è qualcun altro che ci sta provando. Ci sto provando anch’io, di nuovo. Si ricomincia sempre dal principio e ci si sente sempre principianti. In ogni caso, comunque vada, la vita è una gran bella storia.*

*Chicca Gagliardo e Ho un libro in testa: ma come posso ringraziarvi?
Mi avete fatto un gran regalo, uno dei più preziosi. Mi avete dato il tempo per riflettere, per così tanto tempo, e il posto giusto in cui restare. Non avrei mai potuto chiedere di più.

Vuoi commentare? Scrivici.