Nella stanza di Laura Pugno
c’è quasi un epilogo

La porta si apre. All’interno c’è una poesia di Gabriel Del Sarto dalla raccolta “Il grande innocente”, in uscita per Aragno editore nella collana “I domani”.

XVII (Quasi un epilogo)

Lo vedo. Uno di quei ricordi che possono essere
tutto o niente: la sedia di legno sul prato dell’infanzia
nel punto dove l’albero dava ombra, un uomo vecchio
minuto e in disparte, sotto un cappello.
Un ricordo che è una foto di compleanno.
Soprattutto: il suo odore acre, mai più sentito
e la barba bianca, corta e dura. Un uomo buono,
da cui non potrà arrivare mai il male.

Ho dentro di me una violenza grande, che muore se lo penso quando vive la fine dei due figli maschi nell’estate del 1944 o quando sale e trova il tuo corpo e lo veglia da lontano, nel caldo fra luglio e agosto, ogni giorno.
Un tedesco qualche volta gli ha offerto da mangiare, mi raccontano, fino al giorno del recupero.

Ecco il mio pane è questo: tu in questi versi,
tuo padre sul monte che ti tiene e dal fango
un odore vegetale, grasso e umido,

                                                            di fondazione e crescita.

 

Gabriel Del Sarto
dalla raccolta “Il grande innocente”,
in uscita per Aragno editore nella collana “I domani”.

In alto, foto di Mike Fernwood.

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