Guia Risari racconta
“Il viaggio di Lea”

Esce domani il nuovo romanzo di Guia Risari, “Il viaggio di Lea” (El Einaudi ragazzi). L’autrice ce lo racconta in anteprima con parole e fotografie.

Tutte le fotografie dell'articolo sono di Guia Risari.Tutte le fotografie dell'articolo sono di Guia Risari.

Un romanzo di formazione per lettori sensibili

Il viaggio di Lea è un romanzo di formazione per ragazzi particolari. Non si rivolge a chi cerca in un super-eroe eccezionale la negazione dei propri limiti e l’esaltazione delle proprie possibilità. Non è un romanzo fantasy che mescola tecnologia e arti magiche, scimmiottando le grandi epopee. Non c’è un mistero da risolvere, una caccia o una fuga, ma c’è un viaggio da compiere per rispondere a domande esistenziali.
È un libro che cerca di affrontare degli interrogativi fondamentali – perché si vive? Perché si muore? Che senso ha il dolore? Crescere e amare devono per forza far soffrire?
È un romanzo denso, un po’ visionario, ricco di storie parallele; un racconto pensato per girovagare, perdersi e ritrovarsi. Fatto di grandi domande, ma anche di piccoli dettagli, umorismo, sfumature, poesia.
In questo libro vengono affrontati temi importanti come la sofferenza, la morte, la paura, il mistero, ma anche l’amore, l’amicizia, la giustizia, il confronto, la diversità. Il suo obiettivo non è solo intrattenere, divertire, solleticare la curiosità del giovane lettore, ma prendere in considerazione le sue paure più profonde e le sue incertezze.
È una lettura per ragazzi sensibili, curiosi, disposti a seguire l’itinerario incerto di una protagonista che non ha niente di sovrannaturale, e potrebbe benissimo essere una di loro. Lea non è un’eroina, dotata di qualità speciali o di un destino privilegiato; è una ragazzina tormentata, inquieta, che la vita ha portato a interrogarsi e che ha il coraggio di cercare le risposte.

Libertà, domande, verità

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Il romanzo è, in un certo senso, parente stretto di Pippi Calzelunghe, perché la protagonista vive in un universo nel quale la solitudine è motore di autonomia, inventiva, crescita. Il mondo di Lea non è quello incantato delle fiabe e i suoi incontri sono tutti con persone adulte. C’è molto umorismo e una sottile vena gotica; per il resto, la narrazione è essenziale, come nelle storie nordeuropee, che descrivono anche quel che è strano e sconvolgente con apparente impassibilità.
Il viaggio di Lea si svolge in un imprecisato Nord-Europa. Ho scelto quest’ambientazione perché cercavo un luogo un po’ spaesante per la natura e le abitudini della gente, dominato da una certa franchezza, quasi un po’ rude. In questo paesaggio diverso, mi sembrava non solo che la protagonista fosse più libera di pensare e agire, ma anche il lettore più disposto a seguirla nelle sue peregrinazioni.
Lea è una ragazzina ferita, testarda, assetata di chiarimenti. Le sue non sono curiosità passeggere, sono domande profonde, a cui tutti prima o poi sono chiamati a rispondere.
Lea è un’orfana di dodici anni che vive col nonno nella periferia di una città. Ha perso i genitori, che sono stati uccisi in un incidente d’auto, e da allora si è chiusa in un mutismo ostinato, pieno di sdegno e di dolore. La morte dei genitori le sembra irreparabile, insensata, ingiusta, tanto da spingerla a invalidare ogni affetto e ogni tentativo di comunicazione. Insomma, Lea non apre più bocca con nessuno.
Un giorno però nonno Obes porta a casa un gatto rosso, misterioso e saggio. Quella stessa sera Lea scoprirà che si tratta di un gatto parlante, che ha vissuto tante vite e conosce bene il mondo, tanto da avere un’idea tutta sua sull’importanza delle menzogne ben imbastite. Lea lo chiamerà Porfirio per via del suo pelo rosso.
Porfirio sarà il coprotagonista delle avventure di Lea, impersonando l’anima cinica e disincantata della storia e ricordando a Lea gli aspetti meno piacevoli della realtà, rispetto ai quali, a volte, è molto meglio mentire.
Ma Lea è di tutt’altro avviso. È ossessionata dalla ricerca della verità. Troppe cose per lei risultano incomprensibili. Perché il dolore? Perché la morte? Perché iniziare la vita, se poi deve finire? Dove sono i suoi genitori? E dove andiamo tutti noi, dopo la vita?
Lea vuole delle risposte e decide di partire alla loro ricerca.
Dopo aver scritto una lettera al nonno piena di affetto e di rassicurazioni, una notte Lea fugge da casa. Con sé ha uno zainetto, l’album da disegno e Porfirio, che si rivelerà un ottimo consigliere, ma soprattutto un’amico e un testimone essenziale.

Le tappe del viaggio

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Lea incontra personaggi e situazioni di ogni tipo. Le sue sono tappe di un percorso di progressiva crescita, ma non sono lineari e non conducono necessariamente l’una all’altra. Questo procedimento mi è sembrato molto più realistico e stimolante perché un viaggio d’esplorazione – e a maggior ragione un viaggio nel senso delle cose – non può che seguire un ordine casuale e associativo.
Il primo posto in cui Lea e Porfirio finiscono è una bisca. I due rimangono turbati davanti allo spettacolo di decine di persone che dipendono interamente dall’alternarsi della fortuna. Li colpiscono in particolare la proprietaria, una donna assetata di potere e ricchezze, e una strana vecchina dagli occhi cangianti che sa leggere nei pensieri e nel futuro.
Lea e Porfirio fuggono ma, da quel momento, il loro viaggio è accompagnato da un’ombra inquietante con alcune caratteristiche: è minuta, ha occhi cangianti, piedi piccoli, una pettinatura antiquata e un profumo dolce. Ovunque si recheranno, i due amici avvertiranno la presenza misteriosa di questo anonimo inseguitore che li osserva di continuo.
Lea e Porfirio attraversano un paesaggio del nord, camminano per la campagna, dormono sotto gli alberi, studiano il cielo e giocano a indovinare i versi degli uccelli. Lea nuota in laghi incontaminati e pesca. Questo viaggio è anche una scoperta della natura, del suo potere taumaturgico e delle infinite possibilità di adattamento dell’individuo.
Gli incontri con vari personaggi risulteranno essere altrettante esplorazioni dell’universo umano. Ogni persona contribuirà alla ricerca di Lea con la sua visione del mondo, il suo personalissimo modo di affrontare la vita e i problemi, di concepire la felicità e la sventura. In questa carrellata di esseri poetici, astrusi, iconici, improbabili, divertenti, inquietanti, affettuosi, imprevedibili, Lea e Porfirio incontreranno un vagabondo, una chiromante, una famiglia di “figli della terra”, un sensibilissimo assassino, una coppia di innamorati, un’allegra becchina.
Lea e Porfirio visiteranno anche un campo di miglioramento in cui gli ospiti compiono esercizi faticosi e inutili per potenziare le proprie capacità.
In una cittadina di mare, Lea e Porfirio conoscono quattro amici che stanno pianificando une rapina. Scoperti ancora prima di cominciare, i quattro cambiano i loro piani e decidono di fondare un teatro per bambini. Dato che Lea è ossessionata dalle sue domande, i quattro amici accompagnano Lea e Porfirio a casa della Morte perché la ragazzina abbia finalmente la possibilità di interrogarla a suo piacimento.

La Nera e la Piccola Signora

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La Morte risulta essere una vecchina garbata, con occhi cangianti, una pettinatura desueta e un dolce profumo di vaniglia. I piedi piccolissimi sono, come dichiara la vecchia, l’unico segno della sua eternità. Lea domanda allora la ragione della vita e del suo termine e la Morte le spiega pazientemente tutto. All’inizio le regole del gioco erano diverse, la vita era sì eterna ma risultava monotona, sempre uguale a se stessa. Introdurre un limite fu una decisione dettata dal desiderio di attribuire varietà, senso, unicità alla vita. Senza una fine, la vita non sarebbe qualcosa d’irripetibile e non potrebbe generare i semi della molteplicità. Lea sembra accettare, non senza una certa difficoltà, le ragioni della Morte e si prepara a tornare a casa.
In treno, Lea ripensa alle sue avventure, ai suoi incontri. Pur capendo le ragioni della Morte, continua a sentire la mancanza dei genitori. Le spiegazioni – scopre – non cancellano il dolore della perdita.
Lea viene poi approcciata da una strana ragazzina vestita a festa, scortata da due adulti. Si chiama Ipa e ha occhi cangianti e piedi piccoli… Ipa rivela a Lea di essere la nipotina della Morte e le spiega che nella sua vita non ci sono svaghi, non ci sono coetanei, non c’è libertà. Così ha deciso di scoprire il mondo e di passare un po’ di tempo con Lea. In cambio – promette – risponderà a tutte le sue domande. Tra le due ragazzine si instaura subito una bella complicità e Porfirio non può fare a meno di notare che, nonostante le differenze, Lea e Ipa sono due germogli della stessa pianta.

La lettura come libertà

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Il romanzo è costruito secondo un modello “a episodi”. Ogni capitolo ha un titolo e una struttura che lo rendono quasi un racconto autonomo. È il piacere delle sorprese, degli incontri, dei dialoghi, delle scoperte a spingere il lettore a continuare.
Storie palesemente fantastiche si alternano a descrizioni verosimili, come accade nella vita quando l’immaginazione si sovrappone o si accompagna alla realtà.
Ne Il viaggio di Lea gli opposti si mescolano: mistero e ovvietà, ribellione e accettazione, solitudine e dialogo, umorismo e serietà, semplicità e complessità, vita e morte.
Cercando di chiarire quello che le risulta oscuro, Lea imparerà che non esiste una sola risposta, ma che ogni punto di vista approfondisce la domanda e spinge a ricercare in una nuova direzione.
Se il giovane lettore saprà trarre da questa lezione un insegnamento e avrà voglia di intraprendere il suo proprio cammino, sarò una scrittrice soddisfatta.
Ho scritto questo libro proprio per questo: per stimolare la riflessione e lo spirito di indipendenza dei lettori, perché si pongano delle domande e possano immaginare viaggi autonomi nel mondo. La mia speranza è che Il viaggio di Lea non sia solo una lettura, ma un momento di libertà.

Guia Risari

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