Guia Risari racconta
Il taccuino di Simone Weil

Si può spiegare ai bambini il pensiero di una filosofa vertiginosamente complessa, coraggiosa, controcorrente? Guia Risari lo ha fatto. Il risultato è “Il taccuino di Simone Weil” (tavole di Pia Valentinis, pubblicato da Rueballu). Un libro che possono leggere anche gli adulti, per incontrare una delle più grandi pensatrici di ogni tempo. Presto Guia verrà a parlarci anche del suo ultimo libro: La porta di Anne“.
E adesso ascoltiamo Guia Risari che ci racconta com’è nato “Il taccuino di Simone Weil”.

 

I libri, a volte, stanno in agguato per molti anni prima di apparire. E quando questo succede, non è mai un caso. Si sono sempre verificati un certo numero di coincidenze, di eventi, decisioni, passi, perché la cosa avvenisse. Raramente il passaggio da progetto a libro è un fatto isolato, individuale; spesso invece è il risultato delle scelta di tante persone che condividono un ideale.
In questo caso, l’ideale, il sogno è quello di parlare di una persona importante ma poco conosciuta, e a volte poco capita. E non tanto perché difficile, quanto perché – come mi scriveva un amico scrittore, il compianto Julio Monteiro Martins – ellittica.
Tra i pensatori, vi sono quelli che si caratterizzano per la solidità del loro pensiero che si erige a sistema, a mondo compatto, e direi quasi parallelo, rispetto a quello reale. Per capirli, si deve imparare una nuova lingua, una nuova visione e rifare tutto l’universo secondo codici specifici. E poi ci sono pensatori asistematici, irregolari, discontinui che hanno elaborato una serie di riflessioni correlate tra loro, ma non necessariamente legate, nate soprattutto da un confronto serrato con la realtà. Personalmente sono i filosofi che preferisco perché mi paiono non voler soppiantare il mondo, ma desiderare soprattutto capirlo e migliorarlo con piccoli tocchi personali e qualche rivoluzione concettuale. Simone Weil appartiene a quest’ultima categoria. Vissuta in un’epoca tormentata, tra il 1909 e il 1943, aveva costantemente sotto gli occhi i grandi problemi che affliggevano e tuttora affliggono la contemporaneità: l’ingiustizia, il razzismo, la guerra, la violenza.
Durante i miei studi di filosofia, ho avuto la fortuna di preparare un esame monografico su di lei e di approfondire in special modo la sua visione del lavoro manuale – appassionata e “organica” – il suo anelito alla pace, la sua compassione e la sua sete di giustizia. Molto ho imparato dagli insegnamenti di Simone Weil, che si è in qualche modo stabilita dentro di me, cambiando il corso della mia vita.
Quando la casa editrice palermitana Rueballu, piccola ma attenta e impegnata, mi ha chiesto di scrivere un libro su Simone Weil, è stato un segnale. Non ero l’unica a ritenere che una pensatrice minore, tanto particolare ed estrema, potesse risvegliare le menti. In questo caso inoltre mi si chiedeva di parlare in modo che anche i bambini capissero. Ora io, come Simone Weil, nutro una grande stima per i bambini. Il mondo, l’esistenza sono qualcosa di complesso e misterioso e loro si trovano davanti a tutto questo con molte domande e un bagaglio preconfezionato di risposte, spesso insoddisfacenti. Quando mi rivolgo a un bambino, io non penso che si debba mentire, semplificare o indorare la pillola. Penso che bisogna essere ancora più veri e diretti. Ed è stato tenendo a mente questo che ho scritto Il Taccuino di Simone Weil.
Mi sono documentata. A tutti i libri che avevo letto sul suo pensiero, ho aggiunto i libri sulla sua vita, con aneddoti, testimonianze e racconti di chi l’aveva conosciuta. Simone Weil era una persona speciale, per molti versi fuori dal normale e tormentata. Aveva ricevuto un’educazione molto stimolante, ma aveva anche molte carenze affettive e un rapporto difficile con il corpo e con la vita. A molti poteva sembrare – ed era realmente – qualcuno di molto drastico, d’intransigente. Se c’era un disaccordo politico o filosofico, Simone Weil poteva decidere di interrompere i rapporti. Nel fondo però, era una donna molto attenta agli altri: capace di far ridere, di sacrificarsi, di alleggerire l’esistenza altrui, spesso a costo di enormi sacrifici. In Simone Weil c’è qualcosa di inumano, a volte. Poteva trascurare completamente l’aspetto concreto della propria vita, accettare privazioni, freddo, stenti, anche la morte. Ma credo che Simone Weil non volesse dare un esempio di ascetismo. Semplicemente questa dimensione oggi tanto diffusa, quasi idolatrata, del benessere non le interessava. Si batteva però per migliorare le condizioni di vita dei più miserevoli. Come intellettuale, s’impegnò nella rivalutazione del lavoro manuale, che si svolgesse in una fabbrica o nei campi. Come francese, rifiutò la mentalità coloniale e ogni forma di razzismo. Come donna, rifiutò di aderire a un comportamento stereotipato. Come mistica, rifiutò ogni Chiesa. Come essere umano, s’impegnò anima e corpo in ogni battaglia: per i minatori disoccupati, per l’acculturazione della classe operaia, per l’indipendenza delle colonie, per il pacifismo, per il superamento della logica dell’odio e della violenza.
Non è facile riassumere la parabola di una vita e di un pensiero che attraversarono gli anni più bui del XX secolo, ma ho cercato di farlo in questo libro. Ho fatto ricorso a un piccolo stratagemma letterario: ho immaginato che Simone Weil tenesse un diario negli ultimi mesi di vita, un taccuino nascosto sotto il cuscino. Così, in quel sanatorio inglese dove progressivamente si spegne, Simone Weil ripercorre le tappe più importanti della propria vita e del proprio pensiero. Parlando al taccuino con la freschezza e l’immediatezza che si possono avere con un caro amico, con un linguaggio colloquiale, appassionato, diretto. Lo stesso che Simone Weil usava con le persone amate, nelle lettere e nelle conversazioni più personali. È così che volevo presentare Simone Weil. Con semplicità e con partecipazione. E con gratitudine perché l’eredità che ci ha lasciato con il suo pensiero, anzi con i suoi pensieri, è grande e profonda.

Guia Risari

Guia_Risari_Simoe_Weil

Vuoi commentare? Scrivici.