La dieta perfetta

Quali alimenti bisogna davvero eliminare per dimagrire quanto si desidera?

"A Dream of Flying" by Humphrey King. PROAK Rockefeller.

Ecco la testimonianza di Agata.

Quando ripenso a quello che è accaduto ad Agata, sento subito il desiderio di sciogliere in bocca un cioccolatino cremoso.
Agata la vedo ancora con il suo corpo carnoso, gli occhi lunghi e dorati, il cuore rosso rubino. Sarebbe così anche adesso, ma una sera d’estate si infilò in un tubino di lino bianco, salì su un taxi, prese un ascensore, aprì una porta, arrivò dentro una festa e si trovò di fronte a una nuca con riccioli neri.
La nuca apparteneva a un uomo che indossava una camicia con la stessa sfumatura di bianco del suo tubino. Lui si girò, le prese una mano, la attirò a sé e la fece ballare. Ballarono, girarono, bisbigliarono, risero e ballarono ancora, ma quando arrivò il momento del bacio e l’aria si era fatta vellutata e Agata aveva già chiuso gli occhi lunghi e si preparava a sentire cosa c’era al di là del suo cuore, lui la strinse, la soppesò e disse:
«Mi dispiace, sei troppo piena per i miei gusti».
«Nessun problema, tu sei troppo vuoto per i miei» avrebbe dovuto rispondere Agata.
E invece disse: «Scusami, mi asciugherò».
E lui: «Va bene, passo a prenderti tra quindici giorni, alle venti e trenta».
Appena rientrata a casa, Agata decise di mettersi a dieta e di perdere milletrecento chili, non di più, per non farsi venire le smagliature. Nella notte divorò un quintale di manuali. All’alba, stremata, aveva finito il calcolo delle calorie e l’elenco ferreo dei pasti: caffè con due fette biscottate e un velo di marmellata senza zucchero al mattino, una spremuta d’arance alle dieci, pasta in bianco a pranzo, un biscotto integrale alle cinque e pesce scondito con verdure bollite la sera. Per fare prima apparecchiava sulla bilancia.

Dopo una settimana le era venuto un corpo così sottile che si faceva fatica a immaginare che dentro ci potesse stare tutto quello che serve per vivere. Ci sarà giusto posto per uno solo dei due polmoni, avresti detto guardandola, un pezzetto di fegato, magari un pizzico di milza e poco altro. Ma ad Agata non bastava e il giorno dell’incontro era sempre più vicino.
Agata decise di continuare la dieta con gli orari stabiliti, perché saltare i pasti fa male, ma avrebbe eliminato tutto il superfluo.
La mattina versava nella tazza dell’aria bollente e assaggiava due fette d’aria con sopra un velo d’aria. Alle dieci beveva un bicchiere d’aria spremuta, a pranzo mangiava aria in bianco, a merenda aria integrale e la sera aria scondita con aria bollita.
Quella che le veniva meno bene era l’aria in bianco, la cuoceva al punto giusto, la scolava con cura, ma era sempre troppo trasparente. Con un po’ di pratica, però, diventò abilissima.
Quando invitava le amiche, era un coro di complimenti: «Come sei magra! Beata te!» le dicevano, e la supplicavano di svelare la ricetta della dieta prodigiosa.
«Posso aggiungere un cucchiaino d’aria sull’aria bollita per dare più sapore?» chiedeva qualcuna.

All’alba del quindicesimo giorno Agata si alzò con l’ansia di non fare in tempo a eliminare le ultime cellule di grasso e si obbligò a non mangiare nulla. Alle sette di sera per l’ennesima volta provò il vestito: le stava largo da tutte le parti, non si vedeva più la minima traccia di corpo. Ce l’aveva fatta, aveva vinto la sua battaglia. Alle otto era sul divano immobile, per non alterare la linea dell’abito, seduta ad aspettare che il citofono si mettesse a suonare.

Alle otto e trenta lui arrivò.
«Sei pronta?» domandò dubbioso.
«Prontissima!»
Mentre scendeva le scale le sembrava di poggiare i piedi sui tasti di un pianoforte. Al decimo scalino, però, avvertì una nota stridente.
Agata era leggera come una foglia di betulla, eppure sentiva un peso. Come era possibile?
Il fatto è che il corpo si era assottigliato e il cuore pietrificato.
Giorno dopo giorno, il cuore aveva perso colore, si era riempito di strati di tristezza schiacciati e compressi, Agata era troppo concentrata nella dieta per accorgersene.

«Guarda che panorama ti offro» lui disse accarezzandole le labbra. L’aveva portata sulla terrazza del suo attico. Lì, dove le strade illuminate dai fari delle macchine sembravano lontane quanto le vie puntiformi del cielo, finalmente, aveva deciso di baciarla.
Le prese una mano, la attirò a sé e chiuse gli occhi, e anche Agata stava per chiuderli, ma all’improvviso da un punto del cielo scese una piccola folata di vento, una tiepida brezza. Ma forse non fu nemmeno il vento, forse fu solo un respiro più forte che uscì dal petto di Agata.
Accadde tutto velocemente, la lancetta dei minuti non fece in tempo a muoversi.
Agata, appoggiata alla ringhiera della terrazza, si sbilanciò, perse l’equilibrio, scivolò fuori dal vestito, come un sospiro volò via, per un istante restò sospesa nell’aria, in quell’istante le pupille stupite si fissarono nel buio, ma il cuore pesante la fece precipitare. Agata cadde giù come un sasso nell’acqua.

L’uomo, con gli occhi ancora chiusi, strinse tra le braccia l’abito ora vuoto di Agata. Non sentendo niente, disse:
«Sei perfetta».

 

Da “Nell’aldilà dei pesci” di Chicca Gagliardo (Libreria degli Scrittori)


DI VOLO IN VOLO
(per chi non lo avesse già letto)
Fino a che non mi hanno detto che il mio libro di esordio, uscito nel 2006, sarebbe stato ripubblicato nella bella e coraggiosa Libreria degli Scrittori non me ne ero resa conto:
il mio ultimo libro è Il poeta dell’aria. Un romanzo sull’arte del volo poetico umano.
Il mio primo libro inizia con un volo. Un volo di pesci.
È stato un lungo percorso quello che dall’acqua mi ha portato su, fino alla poetica dell’aria.

Nel 2006 lavoravo nei giornali femminili. Il che mi aveva dato la possibilità di conoscere da vicino l’infelicità di donne che diventano preda dell’ossessione del corpo, del mito della cattiveria, di solitudini feroci. Virgolettati come “Una manager di me stessa, sono presidente e amministratore delegato dell’azienda che sono io”, dove persino la propria interiorità viene ridotta ad azienda, sono tratti dalla realtà. Sentiti con le mie orecchie.

“Nell’aldilà dei pesci” è un libro di metamorfosi, che a sua volta si è trasformato: è diventato una mostra al Mart di Rovereto (con opere di Karin Andersen, Alessandro Bazan, Manuela Carrano, Alessandra Cassinelli, Fulvio Di Piazza, Arthur Duff, Paola Gandolfi, Velasco), il corto “Nell’aldilà” di Flavia Mastrella e Antonio Rezza (presentato alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro), una splendida lettura teatrale al teatro Archivolto di Genova (con Lisa Galantini, Simona Guarino, Rosanna Naddeo, Giorgio Scaramuzzino)…

Il fatto che sia diventato anche un ebook dimostra che i libri possono avere mille vite.

Chicca Gagliardo

Nell'aldilà dei pesci_Chicca GagliardoNell’aldilà dei pesci” (Libreria degli Scrittori).

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