Giovanni Agnoloni:
vi racconto
“La casa degli anonimi”

«Con questo libro prosegue la serie “della fine di internet”».

Sono lieto di tornare a presentare un mio romanzo su Ho un libro in testa, dopo Sentieri di notte, dell’ottobre 2012. Si tratta appunto del suo sequel, La casa degli anonimi, uscito nel dicembre 2014 per Galaad Edizioni. Con questo libro prosegue la serie “della fine di internet”, che al tempo di Sentieri di notte non avevo neanche in mente, perché credevo che sarebbe rimasto un romanzo autoconclusivo. In realtà, dopo hanno iniziato a venirmi nuove idee collegate a quei fatti e a quei personaggi, per cui ho cominciato a scrivere il sequel, e intanto è uscito lo “spin-off” Partita di anime, del marzo 2014, nato da materiali preesistenti ma che, opportunamente adattati, si incastravano alla perfezione nel quadro degli eventi che intanto mi si stavano “rivelando”.

Partiamo proprio da qui: infatti, nonostante ogni libro della serie sia leggibile anche a sé, indipendentemente dagli altri, avere un quadro d’insieme “aiuta”. Partita di anime era formato da due racconti, uno lungo (Partita di anime, appunto) – il cui autore fittizio era lo scrittore olandese Kasper Van der Maart – e uno breve (Il sepolcro del nuovo incontro), di un misterioso narratore fiorentino che si firmava solo con le sue iniziali, G.A. I due testi, rispettivamente ambientati ad Amsterdam e a Firenze, erano introdotti dalla lettera di una editor fiorentina, di nome Emanuela, a un suo innamorato del passato, l’inglese John Myers, tra i personaggi minori di Sentieri di notte. La lettera, a cui lei allegava i due racconti, era datata 25 marzo 2027 (dunque, un anno e mezzo dopo i fatti di Sentieri).

Adesso, con La casa degli anonimi, proprio dal 25 marzo 2027 ripartiamo. I filoni della trama, che vengono gradualmente interagendo, sono quattro: la storia di Tarek, un tecnico iracheno trapiantato a New York, che viene misteriosamente “prelevato” da un enorme uomo di colore che gli ricorda qualcosa di un lontano passato; le difficoltà affettive di Ahmed, una guida di bird-watching “bloccata” nella palude di Merja Zerga, in Marocco; il singolare incontro di Aurelio, un chitarrista fiorentino in rotta con l’ambiente della sua città, con una editor (Emanuela, appunto) a sua volta insoddisfatta della propria vita, e la loro conseguente “fuga”; e, infine, il volo verso l’Italia dello scrittore Kasper Van der Maart, che si ritrova deviato verso la Germania da un’inopinata tempesta.

Sullo sfondo, come si può già intuire, diverse dinamiche “globali”: il clima che sta impazzendo; i sabotaggi degli Anonimi, un gruppo di ribelli che hanno esteso il crollo di internet – ancora non ripristinato in Europa dopo i fatti narrati in Sentieri di notte – anche al Nord America e al Nord Africa; e un’umanità che, dopo la fine della Rete, non è riuscita a riprendersi dalla dipendenza compulsiva che prima aveva sviluppato per la tecnologia “facile” e soprattutto per i social network, e si è fatta ancor più omologata e rabbiosa per il fatto di non poter più sfogare online certi istinti di corsa all’apparenza che il mondo reale non sembra poter più soddisfare.

Intrecciati con questi avvenimenti, che si svolgono nell’arco di quattro giorni, troviamo alcune parentesi “metafisiche”: scorci di una strana casa situata in un luogo imprecisato, in cui si muovono, come allucinati, tre personaggi senza nome che svolgono degli enigmatici giochi capaci di influire, per vie misteriose, con gli eventi narrati nei quattro filoni della trama.

Un altro spunto importante è quello di un passo del Capitolo 8 del Vangelo di Giovanni in cui Kasper Van der Maart a un certo punto si imbatte: quello, l’unico nelle Scritture, in cui Gesù scrive qualcosa, e lo fa sul pavimento del tempio, prima e dopo aver ridotto al silenzio i farisei che gli avevano chiesto un giudizio su una donna adultera – che in teoria, secondo la loro legge, avrebbe dovuto essere lapidata. Il mio personaggio, riprendendo anche alcuni spunti degli esegeti dei testi biblici, cerca di addentrarsi in questo enigma (che cosa avrà scritto il Cristo?) e, così, scopre inaspettate vie interpretative rispetto ai fatti di un anno e mezzo prima, ma anche rispetto al presente, che sono la vera “chiave” per cogliere la radice del mistero alla base di questo romanzo.

La casa degli anonimi, dunque, è un libro che, pur potendosi leggere piacevolmente come una storia (molto) avventurosa e densa di colpi di scena, è carica di significati profondi e trasversali, che ne fanno non solo un thriller (sia pur sui generis), ma anche un romanzo dalle tinte filosofiche e spirituali, e insieme una storia ricca di spunti spionistici – tutta la parte dedicata alle battaglie degli Anonimi e al destino personale di Tarek.

Con La casa degli anonimi siamo arrivati al terzo atto della “trilogia della fine di internet”, e dunque si potrebbe pensare che sia l’ultimo. E invece no. Il fatto è che è solo il secondo romanzo (Partita di anime, a stretto rigore, è la sommatoria di due racconti), ma poi ne seguirà un altro, che chiuderà il cerchio di queste vicende ambientate in una sorta di “medioevo postmoderno”, in cui il mondo, improvvisamente privato della Rete e di tutte le sue appendici tecnologiche, si trova a dover fare i conti con la difficoltà (o forse l’impossibilità) di tornare al passato. Ovviamente, non si tratta di una “profezia”, ma di un’ipotesi per assurdo – per quanto un collasso della Rete non sia, in astratto, tecnicamente impossibile –, per provare a riflettere su quanto siamo ormai dipendenti dall’universo virtuale e su quanto questo abbia finito per “lobotomizzare” tanti di noi – mi riferisco soprattutto agli effetti dell’abuso dei social network.

Come vedrete all’inizio, il romanzo è dedicato al Connettivismo, il movimento letterario del quale faccio parte e a cui ho contribuito non solo con i precedenti due libri di questa serie e con vari racconti pubblicati in antologie – a breve, peraltro, ne uscirà una nuova – ma anche con articoli critici – cito due recenti (qui e qui), materiali preparatori di un mio lungo saggio in fase di stesura sul movimento connettivista, giunto proprio nel dicembre 2014 al suo decimo anno di vita.

Sospeso tra suggestioni cyberpunk, futuristiche e crepuscolari, il Connettivismo mi ha fin dall’inizio affascinato per la sua struttura aperta e le sue linee non rigide, che consentono di condividere una sensibilità di fondo (quale quella espressa dal suo manifesto) senza sentirsene “prigionieri”. E, soprattutto, per la sua vocazione a fondere in una visione unitaria la conoscenza scientifica e una visione del mondo di stampo umanistico.

Oggi il Connettivismo, pur nato in seno alla fantascienza e ancora attivo in questo ambito, si è aperto sull’orizzonte della narrativa mainstream, ovvero non di genere (penso alla recentissima antologia NeXT-Stream, edita da Kipple Officina Libraria e curata da Sandro Battisti, Giovanni De Matteo e Lukha B Kremo, alla quale pure io ho partecipato). Proprio questo aspetto mi permette di elaborare una mia poetica autonoma, sospesa tra generi diversi (come ha felicemente affermato, parlando della propria scrittura, anche il co-fondatore del movimento Giovanni De Matteo) e capace di far convergere gli appassionati di letteratura fantastica in senso lato e gli amanti della narrativa realistica. Infatti, nonostante vari stilemi di tipo fantascientifico o noir/thriller, a cui i libri della serie “della fine di internet” fanno ricorso, restano fondamentalmente dei romanzi realistici, poiché parlano non solo dell’interiorità dell’uomo, ma, più in genere, di un futuro molto vicino a noi, che raggiungeremo in un batter d’occhio, se la tecnologia continuerà a evolversi a questo ritmo.

Resta solo da vedere se poi internet crollerà. Ma questo, dopo tutto, è secondario.

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) ha pubblicato i romanzi La casa degli anonimi (Galaad Edizioni, 2014), Partita di anime (Galaad Edizioni, 2014) e Sentieri di notte (Galaad Edizioni, 2012; tradotto in spagnolo nel 2014 per El Barco Ebrio con il titolo Senderos de noche), e i saggi Tolkien e Bach. Dalla Terra di Mezzo all’energia dei fiori (Galaad Edizioni, 2011), Nuova letteratura fantasy (Broni, 2010) e Letteratura del fantastico. I giardini di Lorien (Spazio Tre, 2004). Curatore e co-autore di Tolkien. La Luce e l’Ombra (Senzapatria editore, 2011) e co-traduttore (con Marino Magliani) di Bolaño selvaggio (Senzapatria editore, 2012), ha tradotto opere di Jorge Mario Bergoglio, Amir Valle, Peter Straub, Tania Carver e Noble Smith.

Scrive sui blog lapoesiaelospirito e www.postpopuli.it.

Il suo blog personale è giovanniag.wordpress.com.

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