Nella stanza di Laura Pugno
ci sono mura merlate

La porta si apre. All’interno c’è un testo di Massimo Gezzi, dalla nuova raccolta “Il numero dei vivi” in uscita per Donzelli l’11 marzo.

Foto: Lara Zanarini

Sala del Padiglione

Battistina Campofregoso, sulla destra:
la veste scura a manica bianca, i capelli
raccolti, lo sguardo leggermente inclinato
verso l’alto a fissare negli occhi
Ambrogio Contrari, secondogenito di Uguccione,
quel giorno suo sposo. Immobili,
sotto il grande padiglione
che si apre per accoglierli,
tornano vivi per un attimo, quando lo sguardo
del visitatore cerca di coglierne
le espressioni, di immaginare il calore
delle due mani che si stringono.
Ma il padiglione si spalanca come un sepolcro,
alle loro spalle, e ai suoi lati le sentinelle
sono sagome di spettri, ormai del tutto bianche,
evaporate dall’affresco. E anche voi, Ambrogio e Battistina,
così definitivi e adolescenti sotto le punte
degli alberi e le mura merlate,
nel momento in cui la vista vi contempla
emergete e scomparite, sbuffi di nebbia
o di vapore, ritratti in cui ognuno
può proiettare il suo transito
– il suo esserci ancora poco prima di un non più –
su quella vostra gioia, quell’esultanza di pochissimo.

Massimo Gezzi
da “Il numero dei vivi” (Donzelli), in uscita

Nota al testo
È una sala della Rocca di Vignola in cui si può ammirare l’affresco che rappresenta le nozze (1461) tra Ambrogio Contrari, conte di Vignola e figlio del nobile ferrarese Uguccione, e Battistina Campofregoso, genovese.

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