Vi racconto “Opernplatz”

Nel Giorno della Memoria Romano A. Fiocchi ci parla del suo ebook scritto per ricordare la notte in cui ventimila libri finirono sul rogo. Protagonista della storia: un libro.

Un particolare della copertina del libro "Opernplatz" di Romano A. Fiocchi.Un particolare della copertina del libro "Opernplatz" di Romano A. Fiocchi.

«Stefan Zweig è merda! E Erich Kästner è merda! E merda sono Erich Maria Remarque, Bertolt Brecht, Felix Salten, Heinrich Heine, Heinrich e Thomas Mann, e anche Albert Einstein, Sigmund Freud, Karl Marx! Tutti merda, tutti!»

Se sei un libro e senti voci rabbiose che scandiscono queste frasi, non puoi non avere paura. Non puoi non sentire l’odore del fuoco che ti mangerà le pagine. Non puoi non presentire la catastrofe che dopo i libri investirà gli uomini, ossia coloro che i libri li inventano e li leggono. Tutto questo ha una data e un luogo: 10 maggio 1933, Opernplatz, Berlino. Lì, in una notte di follia collettiva, non meno di ventimila libri finirono sul rogo. Già, proprio come si faceva con le streghe nel Medioevo.

Quella della Opernplatz è una storia che andava raccontata. Ma raccontata diversamente dal solito. Voglio dire, non come fanno un insegnante o un libro di Storia. Perché la Storia raccontata come Storia finisce nel dimenticatoio del nozionismo. Bisognava raccontarla vista dalla parte dei libri, come se i libri sentissero, amassero e soffrissero al pari degli esseri umani. Insomma, doveva essere la storia di un libro innamorato.

L’occasione venne con la XIV edizione del premio Le Storie del Novecento. Fu allora che scrissi il racconto Opernplatz. Vinse il primo premio. Fu letto in pubblico da Francesca Picci, attrice, regista e insegnante di teatro. E devo dire che fu un effetto straordinario, per me, sentire il mio libro parlare in prima persona, avere una voce sua, tanto che non mi sembrava più qualcosa uscito dalla mia penna ma il racconto di un altro. Era diventato il racconto di un testimone autentico di quell’orribile rogo di libri. Il racconto di un sopravvissuto.

Opernplatz, come previsto dal bando di concorso, diede il nome all’antologia che raccoglieva i racconti finalisti, uscita l’anno successivo, nel 2014. La mia idea però era che questa storia, per quanto breve, circolasse il più possibile, si facesse strumento mnemonico di un evento odioso che troppi non conoscono o hanno dimenticato o ne sottovalutano la gravità. Prendere Opernplatz così com’è e farne un libretto a sé stante sarebbe stato cosa impossibile: è finito il tempo dei Millelire di Stampa Alternativa. Ma la nuova tecnologia, pensai, mi sarebbe potuta venire in aiuto.

Ecco che allora, autorizzato dalla segreteria del premio Le Storie del Novecento, ne ho fatto un libretto digitale, disponibile su tutte le piattaforme di e-book nei formati ePub e Mobi (per Kindle). In appendice, a corredo del racconto, ho inserito l’articolo che scrissi nel 2010 per il quotidiano di Alessandria Tuono News, Libri in cenere: il rogo della Opernplatz. Lì fornisco alcuni cenni di carattere storico, dall’assurdo successo del libro di Werner Schäfer sulla gestione del campo di concentramento di Orianenburg (1937) al resoconto di testimoni che assistettero sconvolti al rogo dei libri, come la scrittrice tedesca Elfriede Brüning. Tutto questo perché resti scolpita nelle menti di più lettori possibili la drammatica verità delle parole di Heinrich Heine: “Là dove si bruciano i libri, si finisce col bruciare anche gli uomini”.

Oggi, su quella che era Opernplatz e che ha mutato nome in Bebelplatz, nel punto dove avvenne il rogo c’è una lastra di vetro incassata nel selciato attraverso cui si vede l’interno di una stanza sotterranea con le pareti coperte di scaffalature bianche e vuote. Per non dimenticare.

 Romano A. Fiocchi

Romano A. Fiocchi (foto di Giuditta Fiocchi)

Foto di Giuditta Fiocchi.

Opernplatz-ebook

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