Nella stanza di Laura Pugno c’è un’acqua buia

La porta si apre. All’interno ci sono due poesie di Francesca Matteoni.

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I cuccioli non sono stelle
non capiscono quando tocca morire
tocca urtarsi, senza imparare.

Non si irradiano da alcun desiderio.
Vanno via, continuamente
contro le bestie, le piante appuntite

le fiocine, le melme strangolatrici.
Spargono plasma e polveri di fratelli
non fuoriusciti.

Hanno inutili occhi socchiusi,
ossa fredde, paccottiglia di madri
sul dorso.

***

Dentro i bambini si svuotano i mostri.
Prima del fischio, la muta in penne
d’averla o di cuculo.

Dentro, i bambini s’infilzano
nello spineto –
ogni mostro fa un uovo sanguigno

lo scava nel buco.
Perché sia nido il rostro
sia nido il pozzo dritto, il polso rotto

come fa fango ora sopra il cielo.
Per fare parte lenta, legnosa al mondo
devi marcirti al fondo.

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Francesca Matteoni
da “Acquabuia”, Aragno editore, nella collana i domani a cura di Maria Grazia Calandrone, Andrea Cortellessa e Laura Pugno.
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Foto di Shaun Dunphy.

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