Una “biblioteca fuori di sé”

C’è stato un incontro dal lungimirante titolo: “La biblioteca possibile”. Anastasia Guarinoni ci racconta che cosa è accaduto. «Perché non sono i regolamenti pignolosamente fatti rispettare che ti aiutano a ben operare ma la flessibilità e ricettività oltre ad una buona dose di creatività».

lettore_per_stradaFoto di Monique Broekhuisen.

Ma la cura di un asino sta nel mansionario dei  bibliotecari?

La biblioteca come pronto soccorso culturale – Caro sindaco – La bibliotecaria rapita – l’asino che legge – Sguardo laterale – Chi ha rapito la bibliotecaria – Pensare che è possibile – Agorà –Le piazze del sapere.

No, non mi si  è improvvisamente frullato il cervello e fatto di quanto c’era dentro  una poltiglia da buttare. Queste sono le suggestioni che ho ricevuto da un incontro con delle persone che da anni si occupano, pensano e scrivono di biblioteche, di bibliotecari, di lettori.

Mi riferisco ad Antonella Agnoli, bibliotecaria, biblioteconoma e massimo esperto di  spazi da trasformare  in  biblioteche e ad Anna Lavatelli, la “signora” della letteratura per bambini e ragazzi.

Erano presenti in questi giorni ad un incontro, aperto non solamente agli addetti al lavori, dal lungimirante titolo: “La biblioteca possibile” a Palazzolo sull’Oglio (BS), all’interno dei festeggiamenti per i cinquant’anni della biblioteca stessa. Sì, anche le biblioteche festeggiano il compleanno, e come capita a noi, vogliono che la loro festa sia pure un momento di riflessione sullo stato delle cose, sul passato e su quello che avverrà.

Si è  cercato di rispondere alla domanda molto frequente fra noi bibliotecari  di come si possa  proporre  una “biblioteca fuori di sé”,  una biblioteca  che si preoccupi non solo dei libri da catalogare, da prestare, da consigliare e da  rimettere a posto,  ma che si faccia  avamposto per comprendere i bisogni di tutti.

Chi segue  questa rubrica sa che sono una bibliotecaria che abbraccia questo pensiero: la biblioteca vissuta non solo come luogo dei libri ma soprattutto come luogo di persone, luogo di ascolto, del possibile e di quello sguardo alla realtà che potremmo definire sghembo, o come lo ha magnificamente definito Antonella Agnoli, sguardo laterale. Perché non sono i regolamenti pignolosamente fatti rispettare che ti aiutano a ben operare ma la flessibilità e ricettività oltre ad una buona dose di creatività.

Ben vengano le uscite sulla strada per incontrare chi non viene in biblioteca (i dati statistici ci dicono che è il 75% dei cittadini), non  gloriamoci  dei nostri frequentatori di biblioteche che sono già sensibili e sollecitati senza troppi sforzi alla frequenza, ma adottiamo un asino, carichiamolo di due  ceste di libri (una soma deliziosa per lui e per noi) e giriamo per le strade suscitando prima stupore, poi sorrisini di compassione, poi… l’assalto alla biblioasino.

Suggerimento di lettura: L’asino che legge di Anna Lavatelli, ed. Piemme, Collana Il battello a vapore, 2014

Storia romanzata, ma non tanto, di una bibliotecaria milanese che decise, con un tocco di follia, di adottare un asinello, di caricarlo di  due ceste colorate ben rifornite di libri e di girare per le vie della propria città in cerca di quei piccoli  aspiranti  lettori rinchiusi nei palazzi e nelle case e che una paura fuori luogo impediva loro di godere del magico mondo delle parole.

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