La biblioteca cambia: diventa relazionale

«Le persone che giungono in biblioteca lo fanno sempre di più con la coscienza che non saranno “sole” dinanzi al documento, ma entreranno in una comunità di lettori (reale e virtuale) che ha delle proprie esigenze ed un proprio pensiero, come testimonia la presenza in molti Sistemi Bibliotecari di vere e proprie community di lettori, per altro vivacissime».

fotoFoto randy stewart.

Un viaggio in biblioteca che ci porta lontano.
di Sandro Foti
Coordinatore del Sistema Bibliotecario Ovest Bresciano

 

Quando si pensa alle biblioteche, si immaginano spesso ambienti polverosi e tutto sommato silenti, dove figure piuttosto umbratili si muovono tra scaffali e tavoli quasi non poggiando a terra i piedi, per non disturbare la maestosità degli ambienti.

Nella realtà è tutto molto diverso. Le biblioteche sono spesso luoghi luminosi e molto frequentati, dove piuttosto che il silenzio, ciò che conta è invece il dialogo, la parola, che passa dallo scritto alla relazione, dall’oggetto “libro” al soggetto “persona”.

Le biblioteche nascono in un momento storico particolare, ossia quando ad una tradizione orale, con l’invenzione della scrittura, si sostituisce una tradizione scritta, vergata su un supporto. Raccogliere le parole significò perciò raccogliersi intorno alla propria storia ed alla propria identità e d’altra parte aprirsi, attraverso i libri, alle identità ed alle storie degli altri “fermate” e “condivise” attraverso i documenti.

L’oralità rimase però fondamentale e nelle biblioteche si continuò a lungo a leggere ad alta voce tanto che la poesia fu per secoli un dominio della “vocalità” anche quando scritta. Solo molto tardi si iniziò a fare del silenzio uno “stato” proprio delle biblioteche. Un silenzio rispettoso e meditativo. Ma a quel punto le biblioteche non erano più una realtà popolare, ma luoghi inaccessibili frequentati dai pochi detentori del potere culturale.

È solo dopo molto tempo che le biblioteche si trasformarono di nuovo. Con la scolarizzazione sempre più pronunciata, con la tradizione delle biblioteche “girovaganti” e soprattutto con la nuova coscienza sociale che man mano andava creandosi lungo la fine del 1800, dando vita al bisogno di poter accedere al libro ed a tutto ciò che esso conteneva.

La storia recente del lavoro delle biblioteche vede un nuovo passaggio fondamentale, ossia dalla parola scritta sul supporto analogico (il libro) si va verso la parola “poggiata” sul supporto “digitale”, una nuova rivoluzione nella quale non è più necessario muoversi verso un luogo (la biblioteca) per accedere all’informazione (ludica o formativa che sia), ma basta semplicemente collegarsi ad un device per poter raggiungere, a qualsiasi distanza, l’informazione desiderata. È qui che subentra una nuova concezione delle biblioteche, quella che caratterizza poi tutto il nostro lavoro e le nostre esperienze con le persone: la biblioteca relazionale.

La biblioteca cioè non è più intesa come il luogo nel quale poter trovare i libri o i documenti o le informazioni. È anche quello. Essa, come alle origini, diventa invece il luogo dell’incontro, della conoscenza reciproca, il luogo dello scambio di esperienze e pensieri.

Le persone che giungono in biblioteca lo fanno sempre di più con la coscienza che non saranno “sole” dinanzi al documento, ma entreranno in una comunità di lettori (reale e virtuale) che ha delle proprie esigenze ed un proprio pensiero, come testimonia la presenza in molti Sistemi Bibliotecari di vere e proprie community di lettori, per altro vivacissime.

È per questo che il nostro Sistema Bibliotecario Ovest Bresciano (vedi qui) ha scelto di lavorare all’insegna delle relazioni, creando dei momenti culturali finalizzati non solo alla conoscenza dei servizi delle biblioteche (sempre più ampi e diversificati), ma dedicati soprattutto alla crescita della conoscenza tra le persone, che usufruendo della biblioteca, in realtà usufruiscono della socialità.

Nascono così due momenti, uno in pieno svolgimento adesso, che è “Nelle terre dell’Ovest”, giunto alla sua 4° edizione. Esso consiste in ben due mesi di eventi culturali (quest’anno collegati al tema del gusto) che attraggono un’utenza spesso non presente in biblioteca e perciò non a conoscenza delle possibilità offerte dal servizio bibliotecario (vedi qui). L’altro cartellone (da gennaio a maggio) è invece “Il benessere partecipato” attraverso il quale ci occupiamo del benessere completo dell’individuo con l’attivazione di corsi (dalla scrittura creativa, all’arteterapia, ecc…) per gli utenti (e sono molti) che scelgono la biblioteca come luogo della loro crescita personale (vedi qui).

Proprio dal cartellone di “Nelle terre dell’Ovest 4: ad Ovest del Gusto”, prendo il suggerimento di lettura da offrirvi. “Nelle terre dell’Ovest”, infatti, si appoggia ogni anno ad una brochure di suggerimenti di lettura e cinematografici, che accompagnano i nostri amici nella scoperta dei temi che vengono proposti (qui).

Il libro consigliato
Il libro che desidero porre alla vostra attenzione è Kitchen, di Banana Yoshimoto. Lo faccio perchè il tema del cibo diventa in realtà metafora di relazione, nella quale i tempi, le situazioni vengono lanciate ad un livello che appare onirico, per il gioco di specchi creato attorno alle persone, che non sembrano mai essere ciò che realmente sono. La protagonista Mikage è coinvolta in una realtà che la tocca profondamente, fin nella sua stessa essenza di persona e che la costringe a disciogliere gli equilibri assunti al fine di evolversi in un’accettazione che contempla non solo l’amore ma anche la morte. Lo sfondo è sempre quello della cucina intesa non tanto come luogo, ma soprattutto come abilità, come momento passionale nel quale dare sfogo ai propri sensi interiori trasformando il cibo in pietanza. Il linguaggio del testo è quello tipico dei manga, ma il suo livello è quello della migliore tradizione letteraria giapponese. Un libro da leggere, soprattutto per coloro che amano la filosofia dell’ichiju sansai. Un libro da gustare.

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