Patrizio Zurru: uno tira l’Arlt

Tempo infernale, a Cagliari. Ma Patrizio Zurru è in buona compagnia: c’è Roberto Arlt.

poetto_sardegnaWhen gods get angry, foto di Roberto Pani.

Uno tira l’Arlt

Eppure a volte la vita basta guardarla da dietro il bancone, guardare i passanti che arrancano per la via sudati come dei calzini, sfregarsi la fronte con salviette improvvisate, depliants pubblicitari, angoli delle camicie, a volte qualcuna azzarda un rialzo del vestitino, un bordo prestato o sacrificato per una buona causa.

E a volte, da dietro il bancone, al riparo dall’afa che non se ne va ma che continua a aumentare li vedo boccheggiare, sembrano loro i pesci dentro la bolla, l’esterno sembra l’interno, il contenitore il contenuto.

E a volte, quando passano i bambini e mettono le mani sulle vetrine non hai voglia di uscire per dirgli che no, non si fa.

Ti nutri semplicemente della genuina meraviglia e dell’espressione di gioia di fronte alle copertine colorate.

E a volte sono i genitori che li strattonano via, li tirano con forza allontanandoli da quel potenziale inizio di immaginazione. Quella che nei bambini ancora funziona, almeno, in quelli non ancora decerebrati da telefonini e videogames.

Quelli che ancora guardando una semplice immagine costruiscono nella loro testolina tutta una storia, e facciamo che io ero il cacciatore di dinosauri e tu la principessa e poi salivamo sulla macchina spaziale e arrivavamo dopo il mare.

Ecco, io in questi ancora ci credo, e non me ne frega niente se mi lasciano i segni sulle vetrine, ché pulire un vetro è il meno, ci vuole niente. Ripulire un cervello pieno di ditate digitali digitate quello sì che è difficile, quello sì che è quasi impossibile.

Eppure, a volte, da dietro il bancone guardo la vita come se fossi fuori, sudato e boccheggiante per l’afa, e mi invito a entrare in libreria, dopo aver poggiato le mani sul vetro, affascinato dalle copertine dei libri.

E a volte entro e come per caso scopro due nuovi libri di Roberto Arlt, di cui avevo (e amo tuttora) I sette pazzi, pubblicato da Sur e anche da Einaudi.

E vedo che uno di questi libri l’ha pubblicato Del Vecchio Editore, Acqueforti di Buenos Aires, e inizio a leggerlo, poi prendo l’altro, quello arancione, Scrittore Fallito, pubblicato da Sur e salto dall’uno all’altro.

Eppure, a volte, leggendo questi libri mi sembra di tornare bambino e immaginare cose che mi vengono suggerite dai racconti di Arlt, che sono come tante copertine illustrate.

E uno tira l’Arlt.

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