SCANNER: la rubrica di Maurizio Ceccato alla scoperta delle autoproduzioni

Attenzione: inizia un viaggio per capire «cosa e come ma soprattutto chi fa autoproduzione oggi e perché, “nonostante” il fenomeno sia in continua crescita ed espansione, resti ancora un mistero senza carta d’identità». Si parte dalla rivista nodes con un’intervista al direttore Dionigi Mattia Gagliardi.

SCANNER*
automatici • autoprodotti • autoalimentati

Nel 2014 su diversi dizionari italiani la voce autoproduzione manca.
Il termine più vicino è fanzine, parola inglese che nasce negli anni Quaranta dalla crasi di due parole: fanatic (appassionato) e magazine (rivista) che in italiano, come suggerisce wikipedia, può essere tradotto (sigh!) rivista amatoriale. Questi prodotti cartacei trovano la loro massima visibilità negli anni Settanta e Ottanta, stampati in tirature minime con fotocopiatrici per la maggior parte in bianco e nero, rilegati con spillatrici e distribuiti porta a porta in piccoli negozi di dischi, fumetterie e in sparuti festival autarchici. Ma questo termine oggi, oltre che essere stretto, non coincide con le produzioni attuali che si stanno ricavando nell’ultimo decennio uno spazio preciso fuori dai circuiti librari. Confezionati e redatti in una forma tutt’altro che “amatoriale”, tra la riscoperta di vecchi “tipi” in legno, set di caratteri a piombo, torchi e inchiostri da stampa, raffinate carte e stampanti digitali a colori, i nuovi fanzinari-autoproduttori, coraggiosamente indifferenti alle crisi editoriali, provano a dare una diversa fisionomia alla comunicazione su carta, accentuandone le caratteristiche del mezzo in controcorrente o in simultanea simbiosi con il web. Cercheremo di capire in questo viaggio nei meandri, non tanto nascosti dello stivale, cosa e come ma soprattutto chi fa autoproduzione oggi e perché, “nonostante” il fenomeno sia in continua crescita ed espansione, resti ancora un mistero senza carta d’identità.

Incontriamo la rivista nodes e il direttore Dionigi Mattia Gagliardi.

nodes 1, copertina

Cosa è «nodes» e perché?
«nodes» è un periodico semestrale a carattere scientifico, di indagine sulla contemporaneità. L’obiettivo è quello di mettere in rete diversi ambiti disciplinari, partendo dalle arti visive. Nasce in Italia nel 2012, in una situazione di profonda crisi economica e culturale. Nell’attuale scenario vogliamo avanzare proposte, pubblicando articoli scientifici, ipotesi e teorie. C’è una grande confusione su ciò che si reputa artistico e non artistico.

L’arte parla ancora alle persone che non siano solo galleristi?
Purtroppo ancora oggi, l’idea di “arte” (non solo in Italia) è legata alla capacità artigianale e all’estro, cose che non hanno mai fatto parte della ricerca artistica d’avanguardia. Noi abbiamo sentito il dovere di creare un prodotto editoriale che introducesse l’arte come settore delle scienze, come tutte le grandi discipline del sapere umano.

Autoproduzione. Una necessità.
Autoproduzione da una parte per scelta, dall’altra per necessità. Viviamo in un paese completamente cieco e sordo, in cui non si valorizzano le eccellenze. Un paese in cui si riconosce un centro di ricerca solo dai posti di lavoro che produce. Noi siamo un gruppo di ricercatori, non considerati tali dallo stato, che si sono riuniti in una associazione no-profit e autonomamente hanno iniziato il loro percorso. Diverse volte ci siamo trovati a parlare con esponenti delle istituzioni, i quali perlopiù si sono soffermati sull’estetica del prodotto. Certo! «nodes» è una “bella” rivista, è inutile negarlo, ma va anche letta!
D’altra parte assistiamo all’affiorare di start-up e bandi che finanziano il web design, l’utilizzo delle nuove tecnologie. Non è concepita nel nostro paese l’idea che un gruppo di ricercatori si riunisca per fini di studio, per ragionare su ipotesi culturali, sociali, fenomenologiche. Tutto questo viene prima dell’applicazione tecnologica. È giusto e importante finanziare tecnici per l’invenzione e l’utilizzo di tecnologie e software avanzati, ma senza lo studio delle possibili applicazioni si resta sempre allo stesso punto.
Ci autososteniamo, quindi contiamo sull’appoggio di chi ci conosce, capisce e apprezza.

Stampata in offset su carta in rigoroso b/n.
Il bianco e nero non è una scelta definitiva, la nostra rivista è in continuo cambiamento. Guai a noi se fossimo riconoscibili per lo “stile”! Nei numeri prodotti finora, abbiamo utilizzato principalmente il bianco e nero ma abbiamo cercato di farlo al massimo delle possibilità, giocando con la carta e con le sfumature del nero. Sono dettagli tecnici che fanno sicuramente la differenza. La nostra è una rivista di sperimentazione, e anche da questo punto di vista tutto sarà sottoposto a verifica e cambiamento.

Il recupero delle neuroscienze e articoli “rumorosi”.
Non confrontarsi con le teorie attualmente più avanzate significa mantenere uno status quo. Per noi è fisiologico occuparsi di neuroestetica, ad esempio. Significa tenere in considerazione quanto la ricerca scientifica ha già dimostrato ed andare avanti… è inevitabile. Abbiamo intervistato Fabio Mauri, Sergio Lombardo, Maurizio Mochetti, artisti di livello superiore a tanti loro contemporanei confermati dal mercato, come ad esempio Andy Warhol. Ma anche protagonisti del mondo delle scienze esatte, per capire i punti in comune con la ricerca artistica e umanistica. Inoltre, cerchiamo di recuperare testi fondanti della nostra ricerca, per analizzarli e scomporli. Lo abbiamo fatto con Discorso sul Metodo di Cartesio sul numero uno e con l’Arte dei Rumori di Luigi Russolo sul numero due. Nel caso di Russolo in occasione della ricorrenza dei 100 anni dalla pubblicazione il testo è stato ripubblicato e reinterpretato attraverso interventi dei membri della redazione. È un modo per indirizzare l’attenzione su testi e autori per noi interessanti.

Contemporanei a cosa. Con una finestra sul web.
Contemporanei probabilmente a nulla. Ciò che è contemporaneo è in genere conformista, già capito, già interpretato e molto spesso al servizio o ad interpretazione dello stato. Noi ci collochiamo almeno un passo avanti al contemporaneo. Più che parlare di contemporaneità noi la analizziamo, cercando di capire quali possono essere i dispositivi migliori per stimolare la creatività del pubblico, del lettore, del fruitore sul web. Il web è uno strumento che utilizziamo, come la stampa, come tutti gli strumenti che l’attualità ci offre.

Esiste un metodo nodes?
Esiste sicuramente. Sin dalla nascita del progetto. L’idea nasce a Roma nel 2009 dalla volontà di Dionigi Mattia Gagliardi di aprire una discussione condivisa e documentata sulla situazione attuale, sfruttando le conoscenze che arrivano da più settori disciplinari. Sono stati subito coinvolti altri giovani studiosi tra cui Simone Guttoriello, Giulia Torromino, Marco Marini, Jacopo Natoli, Danilo Innocenti, Luna Sarti, Manuel Focareta, Chiara Camilli. Un gruppo di giovani partiti da esperienze e campi disciplinari diversi. Il nostro è un approccio organico. Insieme e orizzontalmente costruiamo la nostra “opera” editoriale. Il lavoro è serrato e giornaliero. Con periodiche riunioni perfezioniamo e definiamo il percorso. Il metodo è quello dell’indagine scientifica pura, che prevede l’osservazione di un fenomeno, la sua analisi e teorizzazione.

Quali sono le fonti?
Se parliamo di fonti economiche: le nostre tasche, l’aiuto di persone che sostengono il progetto con donazioni, i nostri abbonati. Se parliamo di fonti letterarie e artistiche, come è inevitabile per una rivista a carattere scientifico, le fonti sono le più ampie possibile. La ricerca, in tutti i suoi settori, si avvale della bibliografia che, negli anni, autori che si sono occupati di un certo argomento hanno prodotto, e della sperimentazione. Il modo di procedere della scienza è quello di analizzare un fenomeno a partire dalle conoscenze fino ad allora acquisite, per andare oltre attraverso l’uso di un metodo sperimentale, che è l’unico attualmente valido in campo scientifico.

Oggi l’autoproduzione racconta mondi che sui periodici da edicola vengono distrattamente omessi.
Probabilmente perché i periodici da edicola raccontano cose che piacciono alle masse, che servono al mercato, che affermano valori conosciuti, conformisti, statici. Non scientifici. La scienza e le sue discipline, come l’arte, sono altamente elitarie. Sono molto difficili da comprendere senza studi approfonditi e adeguati, fino a quando non si tramutano in qualcosa di esperibile dalla società. Purtroppo, oggi in particolare, attraverso la spettacolarizzazione della vita e la semplicità con la quale chiunque può dare una opinione e “contare” attraverso i “mi piace”, tutti pensano di essere specialisti, tuttologi. Prendiamo, ad esempio, il caso Stamina. Tematiche scientifiche d’avanguardia sono diventate chiacchiera da tastiera o da talk show. Tutti possono dire qualcosa sull’argomento ma pochissimi affermare cose corrette.

Spread!
Abbiamo dedicato una rubrica della nostra rivista all’analisi di fenomeni linguistici attuali. Attraverso raccolte di immagini cerchiamo di definire le “parole d’ordine” che volta per volta compaiono nella comunicazione di massa. Spread è stato il nostro progetto per il numero uno. Nel periodo in cui abbiamo lavorato a questo numero il suono “spread” era nelle orecchie di tutti, ha minacciato e spaventato le persone, andando oltre il suo stesso significato. Lo abbiamo ritenuto un fenomeno mediatico interessante, su cui porre l’attenzione. Il nostro lavoro lo ha in qualche modo storicizzato, ne ha scattato un’istantanea.

Avete un finanziatore e dovete scegliere tra autonomia e budget.
Abbiamo scelto di non avere pubblicità proprio per mantenere una certa autonomia. Abbiamo finanziatori sempre diversi che purtroppo ancora non bastano per portare avanti il progetto con tranquillità economica. Sarebbe giusto che istituzioni culturali statali o private contribuissero economicamente per la sopravvivenza del nostro progetto. Ma questo è possibile solo dialogando con istituzioni che hanno un progetto culturale e che vedono in noi una risorsa. Lavoriamo insieme praticamente ad ogni aspetto dello sviluppo e della crescita di «nodes», dalla costruzione dei contenuti alla distribuzione, molto complessa per chi si auto produce. Ogni autore ha un suo campo di interesse più specifico e questo si riflette negli articoli pubblicati, ma il lavoro che porta alla creazione di un numero di «nodes» è organico. Ognuno di noi è indispensabile, e non per il suo contributo specifico ma per l’apporto intellettuale e progettuale al lavoro. Anche in questo aspetto l’impostazione scientifica è alla base, in quanto la discussione e la validazione delle scelte sono indispensabili. Nulla è lasciato al caso.
«nodes» è nato perché eravamo convinti che nel panorama attuale mancasse un luogo di critica ed elaborazione di contenuti come il nostro. Stiamo provando a colmare questo vuoto. Il nostro è un atto creativo, un atto d’amore e per questo ha bisogno di profondità anche da chi lo acquisisce.

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nodes

Direttore Responsabile
Dionigi Mattia Gagliardi

Redazione
Chiara Camilli
Manuel Focareta
Dionigi Mattia Gagliardi
Simone Guttoriello
Danilo Innocenti
Marco Marini
Jacopo Natoli
Luna Sarti
Giulia Torromino

Progetto Grafico
Manuel Focareta

Editore
Associazione Numero Cromatico – Roma

contatti
www.nodesmagazine.com
facebook: Nodes Magazine
nodesmagazine.tumblr.com
info@nodesmagazine.com

* Scanner è anche un festival annuale sulle autoproduzioni italiane cartacee curato dalla libreria Scripta Manent.

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