Tra il libraio e la biblioteca c’è di mezzo…

Patrizio Zurru: «Volete che vi racconti davvero cosa succede quando decidete di partecipare a una gara di fornitura di libri a Biblioteche?». Con un consiglio di – ottima – lettura: Stig Dagerman.

Particolare della copertina del libro di Stig Dagerman pubblicato da Iperborea.Particolare della copertina del libro di Stig Dagerman pubblicato da Iperborea.

D.U.R.C. Is IN Fundo

Quanto posso annoiarvi oggi? Volete che vi annoi come un operatore telefonico che vi chiama ogni due minuti per proporvi un abbonamento imperdibile o preferite che vi traduca l’Odissea in Sardo nelle sue diverse varianti?
Oppure volete che vi racconti DAVVERO cosa succede quando decidete di partecipare a una gara di fornitura di libri a Biblioteche?
OK, vi parlerò di questo. Ma tenete ben presente anche questo libro.
Perché sarà molto utile per capire cosa succede DAVVERO quando fornite dei libri a un ente pubblico.

Prima mossa. Venite invitati alla gara.
E già qui vi sentite onorati, d’altra parte siete solo una fra le tante librerie della vostra città, provincia, regione.
Seconda mossa. Decidete di partecipare.
A questo punto armatevi di marche da bollo, certificati vari, autocertificazioni, fotocopie di documenti, Iscrizione REA, INPS INAIL, certificato di buona condotta, meriti letterari e sportivi (sì, lo so, non c’entra, ma se avete vinto qualche gara di corsa campestre sarte avvantaggiati, saprete cosa voglia dire sudare e correre nel fango. Servirà, credete a me).
Terza mossa. AGGIUDICAZIONE. Ce l’avete fatta, uscite dalla sala apertura buste gonfi come rane di fronte ai buoi, ma non capite cosa sia quel sorrisetto sulla faccia del funzionario.
Tranquilli, lo capirete dopo.
Ma dopo sarà troppo tardi.
Quarta mossa. Inizia la fornitura.
Scoprite che non avete a che fare direttamente con un bibliotecario, ma con qualche componente di una cooperativa che in una precedente gara al ribasso si è aggiudicata il servizio di gestione della biblioteca. Incontrate ragazzi e ragazze competenti, curiosi/e desiderose di accontentare l’utente medio della biblioteca. Non solo, anche di stupirlo con scelte azzardate, insomma, si crea un feeling, come quello che avete con alcune piccole biblioteche in cui c’è ancora il “vecchio” (non anagraficamente, ma per tempo di frequentazione) bibliotecario che conoscete.
Quinta mossa. Fatturazione.

Ecco cosa succede. Improvvisamente, vi richiedono tutta una serie di documenti, autocertificazioni, fotocopie di documenti di identità, che voi avevate già prodotto per aggiudicarvi la fornitura, e che invece no. Non bastano. Dovrete riprodurli una, due, tre, cento volte. Per ogni fattura emessa.
Inutile che cerchiate di spiegare al funzionario che loro quei documenti già li posseggono. Niente da fare, all’ennesima vostra rimostranza estrarranno dalla fondina l’arma finale: la richiesta del D.U.R.C.
Saranno proustianamente indifferenti al vostro reclamo che indica la legge sull’autocertificazione.
Vorranno, in fondo, solo quello. Il D.U.R.C.is in fondo.
Ma la cosa più divertente è che se anche lo produrrete, dopo un mese vi diranno che no, non va bene quello che avete prodotto voi (mica auto-prodotto, tipo Vanitypublishing, VanityDURC), ma quello che vi hanno fornito INPS o INAIL.
Solo dopo un mese vi diranno che alcuni funzionari hanno interpretato la normativa in modo diverso, e che quindi il documento lo deve richiedere la stazione appaltante.
Questo comporta altri 30/60 giorni per l’ottenimento, con conseguente ri-ritardo nel pagamento della Vostra Fattura, quella dei libri che Voi avete comprato dal Vostro Fornitore cui poco importa dei problemi relativi al DOCUMENTO UNICO DI RAGOLARITA’ CONTRIBUTIVA.
Anzi?
E se anche noi librai chiedessimo ai fornitori un D.U.R.C. In regola prima del pagamento? Cosa succederebbe?
Ma volevo parlare di poesia, come avevo premesso.
È uscito il nuovo libro di Stig Dagerman: Perché i bambini devono ubbidire?  pubblicato da Iperborea.
Vi leggo l’incipit, o meglio, lo leggete qui:
-Si comincia prima a creare poesie. Da Bambini si è tutti poeti. Poi in genere ci fanno perdere l’abitudine. L’arte di diventare poeti, tra le varie cose, è non lasciare che la vita, la gente, i soldi ci facciano perdere questa abitudine.-

Ecco, mettiamola così, molti funzionari pubblici addetti al pagamento delle fatture di forniture libri sono rimasti dei poeti.
Lasciano che il loro estro permetta una libera interpretazione delle normative, senza che soldi, gente, la vita possano influire sulle loro scelte.
E collezionano le fotocopie dei miei documenti di identità.
Durc.is in fundo.

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