James Marshall: ippopotami e zuppe di piselli

Sergio Ruzzier ci fa scoprire James Marshall, un grande illustratore ancora sconosciuto in Italia. «Se fossi un editore italiano, comincerei col pubblicare le sue storie di George and Martha».

Illustrazione tratta da «Split Pea Soup», uno degli episodi di «George and Martha» (Boston, Houghton Mifflin, 1972). Copyright 1972 by James Marshall.

Di James Marshall, in Italia, penso non sia mai stato pubblicato niente.
È stato uno dei più interessanti e originali scrittori e illustratori di libri a figure americani ed è uno dei miei preferiti.

Devo ammettere che la prima volta che li ho visti, i suoi disegni mi avevano lasciato un po’ perplesso. Ci ho messo del tempo ad apprezzarli, ma adesso, ogni volta che trovo un suo libro che non ho ancora, lo compro subito.
Quella linea apparentemente insicura, le composizioni scentrate, l’acquarellatura pressapochista fanno pensare a un dilettante e forse Marshall un dilettante lo era davvero, nel senso che lavorare lo divertiva. Ma ora mi è anche chiaro quanta passione e fatica dovesse metterci nel suo lavoro. Una volta lette le storie, con quelle parole e quei disegni solo apparentemente troppo semplici, ci si rende invece conto di quanto raffinato e intelligente fosse quest’autore.

Se fossi un editore italiano, comincerei col pubblicare le sue storie di George and Martha.
Due ippopotami, due amici, forse innamorati (ma più che a qualche bacio rubato e un po’ di voyeurismo non ci è consentito assistere), George e Martha sono dei personaggi perfetti. E sono persone vere, sincere, fallibili, tenere, vendicative ma mai cattive, adorabili. Le loro storie sono corte, a volte di solo tre quadri (cinque storie formano ogni volume) e parlano di zuppe di piselli, incisivi d’oro, nausea, vertigini, bugie e orologi a cucù. Il testo è essenziale e attentamente misurato ed è chiaro che una parola in più o in meno rovinerebbe tutto.

Un giorno una mia amica mi ha portato in macchina a vedere la sua casa da fuori, in un paesino del Connecticut orientale, vicino a una grande diga. Ma lui non c’era già più da un pezzo. È morto giovane, a cinquant’anni, nel 1992.

 

 

 

 

Vuoi commentare? Scrivici.