Marcel Proust incontra Piero Fornasetti

Cosa c’entra «Alla ricerca del tempo perduto» con la mostra «Cento anni di follia pratica?».  Oggi come guida alla lettura abbiamo Fabrizio Radaelli, book designer, che della mostra su Fornasetti ha curato l’intera immagine coordinata.

Certo, le cose offrono agli uomini solo un numero ristretto dei loro innumerevoli attributi, a causa della povertà dei loro sensi. Sono colorate perché abbiamo gli occhi: ma quanti altri epiteti meriterebbero se avessimo centinaia di sensi?

Marcel Proust*

Cento anni di follia pratica. Non so perché, ma avverto un brivido, uno strano sesto senso che mi suggerisce che anche Marcel Proust avrebbe apprezzato il titolo della mostra che ricorda il centenario della nascita di Piero Fornasetti, un designer sui generis, e che fino al 9 febbraio sarà visitabile nelle sale della Triennale di Milano. Eccone il video showcase qui.

Fornasetti, un designer, ma anche piuttosto un artista, sui generis, ironico, “misurabile solo con il suo stesso metro”,  che aveva a cuore il saper ben disegnare e trovava ispirazione negli affreschi di Pompei come nella pittura del Pollaiolo (Antonio Benci). Cosa c’entrerà mai Marcel Proust con Piero Fornasetti? Considerando che il primo è morto nel 1922 e il secondo è nato nel 1913 soprattutto gli scambi diretti, e per di più di matrice artistico letteraria, non sembrerebbero propriamente rintracciabili, ma a creare un ponte tra i due personaggi in questione, e ad hoc per questa rubrica, è infatti Fabrizio Radaelli, book designer di Milano, che ha accuratamente selezionato per noi le citazioni di Proust riportate in questo pezzo e che ci ricorda quanto ricca seppur ardua e lunga sia la lettura di Alla ricerca del tempo perduto. Un creativo, insomma, che i libri li prende piuttosto sul serio, che non si limita a progettarli, ma che, al contrario, li legge a fondo, li gusta e li assapora con il sacro rispetto di chi alla carta stampata (ma oggi anche al web) affida tutto il rigore di un progetto ben fatto, pensato, studiato e sviluppato su misura per contenere le immagini e la parole giuste.

«Ho letto tutti e sette i volumi che compongono Alla ricerca del tempo perduto di Proust e già nel titolo ritrovo la stessa curiosità che mi ha spinto a portare a termine questa impresa di lettura, andando bene in ordine da Dalla parte di Swann fino a Il tempo ritrovato. Il motivo del ricordo,  il mettere alla prova la memoria con quello che si vuole o meno ricordare, mi spinge costantemente a riflettere su come io stesso vedo le cose oggi, in rapporto a quello che ho visto in passato, lungo la scia che proprio ogni singolo segno impresso nella mia memoria lascia poi in ogni mio nuovo progetto». Parole testuali di Fabrizio, che nelle vesti di Nuclearlab, il suo studio-agenzia di visual communication, della mostra su Piero Fornasetti ha curato non solo la grafica del catalogo, edito da Corraini, ma l’intera immagine coordinata. Un’emozione non da poco per chi sente per ogni nuovo lavoro la responsabilità della storia, del pensiero, delle parole che hanno permesso a chi c’è stato prima di scrivere un nuovo paragrafo di una disciplina affascinante, complessa e in continua evoluzione, come appunto il design. La stessa responsabilità che avverte chi la cultura del progetto la sente dentro a tutto tondo e disegna un libro con la stessa cura con cui disegnerebbe un palazzo o un appartamento. In scala e modalità diverse si tratta pur sempre di contenitori di emozioni, sicuramente amplificate poi per chi la vita la guarda attentamente e con “ altri occhi”.

L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza, sarebbe non andare verso nuovi paesaggi, ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro, di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è.

Marcel Proust

Questo lo scriveva Marcel Proust ne La Prigioniera, un altro dei volumi che compongono Alla ricerca del tempo perduto, e in un ipotetico dialogo sospeso al di là dello spazio e del tempo, in un confronto aperto tra letteratura e visualità, Piero Fornasetti avrebbe possibilmente annuito, rivendicando proprio le mille risorse dell’unicità, tutte quelle potenzialità nascoste al di là di ciò che appare, che si schiudono oltre i confini del solito.

Io voglio liberare la mia aspirazione dai confini del solito […]. Un artista che vuole avere successo non è più un artista. È una persona che vuole avere successo. Se si adegua alle mode arriva in ritardo, perché ormai si sono adeguati tutti

Piero Fornasetti

 

* L’edizione di «Alla ricerca del tempo perduto»  (Einaudi, 1971) è a cura di Mariolina Bongiovanni Bertini, traduzione di Natalia Ginzburg, Franco Calamandrei, Nicoletta Neri, Mario Bonfantini, Elena Giolitti, Paolo Serini, Franco Fortini, Giorgio Caproni.

 

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