Da dove viene Il villaggio dei corvi

Perché pubblicare un libro che gli altri non vogliono? Gabriele Dadati, scrittore e editor di Laurana Editore, racconta la storia del romanzo di Pietro Bellagamba (che l’editore Z1 e l’editore Z2 avevano detto: «Ma siete matti?»).

Foto di tre corvi in voloFoto di Giorgio Galeotti.

Un annetto fa mi telefona Valentina Balzarotti dell’Agenzia Letteraria Internazionale (o mi scrive e poi ci sentiamo per telefono. O ci scriviamo e basta. Non ricordo, ma vabbé) e mi dice: «Gabriele, vorrei proporti per la pubblicazione l’autore X con la sua opera Y. Sappi che X ha una sua bell’età, che l’opera Y consta di svariate centinaia di pagine e uscì per l’editore Z negli anni Settanta senza nessun successo, forse anche perché fu infilata a forza in una collana tutta sbagliata e per nulla promossa. L’ho già proposta all’editore Z1, che mi ha detto: ma sei matta, una cosa così lunga di un autore così anziano? L’ho già proposta all’editore Z2, che mi ha detto: ma che è ‘sta roba? Non so, forse ho torto io, ma continuo a vederci una certa bellezza difficile da definire. Grezza, primordiale, ma insomma c’è. O magari mi sbaglio, non so, adesso sono quasi in dubbio. Hai voglia di darci un’occhiata?”

Io ho un’alta opinione di Valentina Balzarotti per vari motivi, tra cui: ho l’impressione che tenda a dire le cose per come stanno, con onestà (e prima ancora: con competenza). Dote un pochino carsica nell’editoria italica contemporanea. Quindi l’invendibilità dell’opera Y – perché di questo parliamo – non mi scoraggia. Con i miei tempi, che son sempre più dilatati, attacco a leggerla. E ci trovo dentro la bellezza di cui mi dice Valentina: una bellezza selvaggia, tutt’altro che addomesticata, che si genera unitamente per il soggetto – una natura inquieta, un’umanità vinta – e per la scrittura impiegata per rappresentarlo – graffiata, singhiozzante, atavica. E quindi penso: se a Valentina e a me ha dato piacere leggere l’opera Y, può darsi ci siano altri lettori a cui potrebbe dare piacere (perché anche qui, di questo parliamo: la frequentazione della bellezza genera piacere). Ma, mi rendo conto bene, editorialmente l’operazione si presenta come un bagno di sangue. Stampare un libro così lungo, e che si intuisce così difficile da vendere (a quanti può piacere quel tipo di bellezza? Mah), significa con certezza fare un bucherello nel bilancio dell’editore di cui sono consulente. E questo non è esattamente quel che ci serve nel momento storico che attraversiamo.

Ci penso un po’, poi propongo a Valentina: “So che il tuo autore a una sua bell’età. Che probabilmente vuol poter stringere un libro di carta e sangue tra le mani, ma: non ce la facciamo. Pensi accetterebbe una pubblicazione digitale?”

Valentina sente l’autore. L’autore si dimostra entusiasta. Dimostra di considerare l’e-book un libro vero e proprio, come del resto è. Dimostra un aggiornamento culturale e un’apertura mentale assolutamente sopra la media. Così facciamo il contratto. E ci mettiamo a lavorare come matti: il romanzo supera il milione di battute. Dobbiamo correggerlo e ricorreggerlo più e più volte, prima di poterlo impaginare e pubblicare. Appunto perché i libri digitali sono libri veri, e come tali vanno trattati.

Ora, finalmente, è uscito. Se qualcuno di voi ha voglia di sapere chi è l’Autore X e come si chiama l’Opera Y, e soprattutto ha voglia di una bellezza non omologata e selvaggia, farà bene a cliccare qui.

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