Giovanni Agnoloni: vi racconto “Sentieri di notte”

Come può un’immagine venuta in testa per caso diventare un romanzo? Ce lo racconta Giovanni Agnoloni, scrittore viaggiatore, autore di Sentieri di notte (Galaad Edizioni, collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza). COM’È NATO “SENTIERI DI NOTTE” di Giovanni Agnoloni Sentieri di notte si può definire un noir dalle tinte fantascientifiche, ma non è rigidamente classificabile […]

Come può un’immagine venuta in testa per caso diventare un romanzo? Ce lo racconta Giovanni Agnoloni, scrittore viaggiatore, autore di Sentieri di notte (Galaad Edizioni, collana “Larix”, diretta da Davide Sapienza).

COM’È NATO “SENTIERI DI NOTTE”
di Giovanni Agnoloni

Sentieri di notte si può definire un noir dalle tinte fantascientifiche, ma non è rigidamente classificabile entro i limiti di un genere. Vediamo subito alla storia – anzi alle storie – che lo compongono. La vicenda si svolge nel 2025, in un’Europa in cui tutti i servizi di erogazione energetica sono legati alla Rete. Una notte di fine settembre, la multinazionale che domina quest’impero, la Macros, con sede a Berlino, decide di staccare la spina, facendo collassare internet e riducendo tutti al buio e all’incomunicabilità, per prendere il potere.

In questa cornice, proprio all’inizio di quella notte, sulle rive del Lago di Lucerna prende vita un androide, Luther, dalle fattezze perfettamente umane, e che appena acquista coscienza della propria identità trova accanto a sé il cadavere del suo creatore, il geniale scienziato svizzero Joseph Hermann. Luther sa di dover raggiungere la città e incontrare qualcuno: e questi non è altri che il programmatore cieco Christoph Krueger, capace di sentire gli spazi virtuali in modo straordinariamente vivo, sia pur nel buio a cui è costretto fin dalla nascita. Krueger si unirà a Luther in un viaggio reso irrimandabile dalle tenebre piombate sull’Europa: dovranno raggiungere Cracovia, dove una misteriosa nebbia bianca, propagandosi dalle periferie, sta progressivamente inglobando tutta la città e minacciando il centro.

Nell’antica capitale polacca, intanto, un teologo irlandese colpito da amnesia, Desmond O’Rourke, dopo aver recentemente perso la sua amata Leyla, indossa un paio di occhiali speciali da lei creati – l’infravisore – e, da loro guidato, inizia a inoltrarsi nel Bianco, da cui riceverà immagini e risposte sul suo passato.

A Berlino, però, sta succedendo qualcosa: un funzionario ribelle della Macros, il polacco Piotr Woźniak, armato solo di un baracchino da radioamatore, cerca di dar vita a una reazione al golpe della Macros, il cui fulcro sarà nell’enorme e inquietante Alexanderplatz. Contemporaneamente, la sua fidanzata, la scrittrice di gialli belga Kristine Klemens, cerca di raggiungerlo dalla loro casa di Stoccolma, perseguitata dall’immagine di un personaggio senza nome che si ripresenta in tutti i suoi romanzi.

Al centro del mistero, tuttavia, campeggiano il magnetismo del Chakra del Wawel, il Castello di Cracovia, uno dei centri energetici più importanti del pianeta, e il segreto di un enigmatico testo in lingua aramaica, con cui il romanzo si apre e la cui chiave si troverà soltanto alla fine.

La prima idea di Sentieri di notte mi venne circa sei anni fa, quando, bevendo una birra con l’amico Francesco Gori (co-creatore del portale www.postpopuli.it) nei pressi di Porta San Frediano, a Firenze, volsi lo sguardo al cielo e mi venne in mente l’incipit del romanzo: «Sopra di lui c’erano buio e stelle». Seppi fin dall’inizio che il protagonista di questa scena, e di gran parte del libro che ne sarebbe seguito, doveva essere un androide straordinariamente somigliante all’uomo, perfino nei sentimenti, e che avrebbe dovuto fare un viaggio con un uomo cieco, che lo avrebbe aiutato venendone completato lui stesso.  Poi, a parte, ispirato da una sera nebbiosa a Cracovia – quando ci vivevo, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 – buttai giù una bozza del secondo capitolo, con l’idea del Bianco che minacciava la città.

Quindi mi fermai, e per un sacco di tempo non riuscii ad andare avanti, abbozzando solo conati di possibili trame. Però un’idea ce l’avevo chiara in testa: questo sarebbe dovuto diventare un romanzo connettivista, perché di questo movimento avevo – come ho – nel sangue la poetica, frutto di una virtuosa sintesi di spunti futuristi, crepuscolari, surrealisti e cyberpunk, con l’aggiunta – che per me sarebbe diventata decisiva – della discesa nel profondo dell’animo umano.

Per poter sviscerare questi aspetti archetipici e viscerali, tuttavia, dovevo passare attraverso una prova terribile: la perdita della mia amatissima fidanzata polacca, dovuta a un drammatico incidente, alla fine dell’ottobre 2009. Fu allora che, costretto ad attraversare l’Ombra, non potei più nascondermi al dolore, che è il fuoco della ferita che sola può aprire le porte della percezione in modo radicale, se vi si unisce la speranza della luce. Nei avrei fatto volentieri a meno, naturalmente, lasciando Sentieri di notte un abbozzo inconcluso. Ma il romanzo doveva continuare: lo voleva Colei che “non c’è, mi segue e mi precede”, come dice la dedica. Il libro ha così assunto le linee che ha adesso, diventando anche uno spunto (per quanto avventuroso, fino ai limiti della spy-story) per vivere narrativamente l’esperienza della ricerca, nell’animo umano, degli archetipi della psicologia junghiana.

Una storia autobiografica? In parte, sì, ma non solo. Come ha recentemente sottolineato lo storico dell’arte Corrado Marsan in un contributo video sul romanzo, qui la morte non è tanto “superata” nel senso che se ne “comprende la motivazione”, ma diventa essa stessa stimolo per l’inizio di un nuovo percorso di consapevolezza, diretto al cuore dell’uomo, là dove si annida il segreto dell’incontro con l’Eterno.

Questo è un libro che non dà risposte, ma spunti – che io ho trovato dentro me stesso, ma di cui non sono autore, bensì “tramite” – per iniziare un percorso personale, dentro noi stessi, alla ricerca del punto in cui, da qualche parte, si annida il “Vecchio Saggio” che è nell’intimo di ogni persona: il Sé, il punto di contatto con l’Oltre.

Attualmente sto per terminare la versione spagnola di Sentieri di notte, aiutato in fase di revisione dall’amico e collega Amir Valle, scrittore cubano di cui sono traduttore per l’Italia (Non lasciar mai che ti vedano piangere, 2012, e Le porte della notte, 2013, entrambi editi da Anordest), che mi ha fatto conoscere diversi luoghi-chiave di Berlino. Senderos de noche, dunque, vedrà la luce nel corso del 2013. Vi terrò informati, come pure sul sequel del romanzo, a cui sto già lavorando.

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Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976) è uno scrittore, un traduttore (lingue inglese, spagnola, francese e portoghese) e un viaggiatore. Studioso di J.R.R. Tolkien, di Edward Bach e di spiritualità, è autore di “Tolkien e Bach” (Galaad, 2011), “Nuova letteratura fantasy” (Eumeswil, 2010) e “Letteratura del fantastico” (Spazio Tre, 2004) e curatore di “Tolkien. La Luce e l’Ombra” (Senzapatria, 2011). Ha partecipato all’antologia connettivista “A.F.O. – Avanguardie Futuro Oscuro” (EDS 2009, Kipple 2010). Collabora con i blog La Poesia e lo Spirito e Postpopuli.it. Il suo blog personale è http://giovanniag.wordpress.com. “Sentieri di notte” è il suo primo romanzo.
Qui
l’intervista con la video-recensione di Corrado Marsan. Qui la presentazione del critico letterario Giuseppe Panella, grande amante del Connettivismo.

La foto di Giovanni Agnoloni è di Antonio Ancarola

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