Nigel Warburton: il filosofo del web

Incontriamo l’autore di Il primo libro di filosofia (Einaudi). È la nuova puntata di Cosa leggono i filosofi. Ogni quindici giorni, Silvia Bellia ci farà incontrare un filosofo, così potremo sapere quali romanzi lo affascinano, quali libri ha in testa. E come possiamo noi, nel nostro quotidiano, diventare “lettori filosofi”.

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Se pensate che la filosofia sia una materia oscura e contorta, Il primo libro di filosofia di Nigel Warburton, senior lecturer presso la Open University di Oxford, potrà farvi cambiare idea fin dalle prime pagine.

Secondo un antico pregiudizio, con cui tutti i filosofi prima o poi devono scontrarsi, fare filosofia equivale a occuparsi di “aria fritta” o di “hot air”, “aria calda” come dicono gli inglesi. «Si dice talvolta che studiare la filosofia non è di nessuna utilità, perché tutto ciò che i filosofi fanno è di starsene lì a cavillare sul significato delle parole. Sembra che essi non raggiungano mai nessuna conclusione importante e che il loro contributo alla società sia pressoché nullo. I filosofi stanno ancora discutendo degli stessi problemi che avevano interessato gli antichi greci. Sembra perciò che la filosofia non sia in grado di cambiare nulla, e che lasci tutto com’è».

Nigel Warburton affronta tutte queste accuse con uno humor tipicamente britannico. Sa che, come tutte le occupazioni intellettuali, la filosofia richiede un alto livello di astrattezza, ma che in realtà nasconde una logica concreta, profonda e rigorosa. Non bisogna sottovalutarla, perché potrebbe aiutarci a chiarire le grandi questioni della nostra vita.

I filosofi, infatti, non conducono i loro pensieri alla cieca, ma si confrontano sempre con il passato. «Senza la conoscenza della storia, non potrebbero fare progressi: continuerebbero a commettere gli stessi errori». E se non esistesse una regola nello scambio di idee, nella terminologia e nel metodo, non sarebbe possibile condurre alcun ragionamento comune.

Il filosofo americano John Searle, noto per i suoi studi sul linguaggio, sostiene una massima semplice ed efficace, «if you can’t say it clearly, you don’t understand it yourself»: «se non posso esporre qualcosa con chiarezza, non posso nemmeno comprenderla io stesso». Questa citazione si trova ad apertura del sito web di Nigel Warburton, intitolato Virtual philosopher. La chiarezza è uno dei valori portanti della filosofia anglosassone. A partire dallo scozzese David Hume, vi è il tentativo di fare luce su ciò che è avvolto dall’incertezza, dall’ignoranza e dall’oscurità. Saremmo felici, scrive Hume, nella sua Ricerca sull’intelletto umano, se saremo capaci di riconciliare «la ricerca profonda con la chiarezza, e la verità con la novità». Clearness and novelty!

La novità dei nostri tempi è l’uso di internet per la divulgazione filosofica. E Nigel Warburton è impegnato anche su questo fronte. È possibile sentirlo parlare sul web, e ascoltare i suoi Philosophy bites. Si tratta di podcasts, file audio disponibili sulla rete, di interviste filosofiche a scrittori e grandi pensatori contemporanei. Sono piccoli assaggi di dibattito filosofico, argomenti in miniatura, bite-sized topics, “briciole di filosofia”.

Se, ad esempio, vi interessa approfondire il pensiero di David Hume, potete ascoltare l’intervista al professor Peter Millican, uno dei massimi esperti sull’argomento. Vi è una vastissima scelta di temi tra i philosophy bites. Simon Blackburn parla del mito della caverna di Platone, Peter Adamson approfondisce la storia del pensiero medievale, Peter Singer si occupa di questioni etiche, Mary Warnock racconta l’esistenzialismo di Sartre. E potrei citare tantissimi altri autori di spicco: Jonathan Wolff, John Dunn, studioso di Locke, Michael Sandel, Noël Carroll, Martha Nussbaum, Paul Boghossian, Richard Sorabji, e tanti altri ancora…

Nell’intervista che segue, Nigel Warburton ci racconta la sua esperienza come filosofo del web; internet, sostiene, è il futuro della riflessione teoretica, soprattutto quando riesce a dare voce a grandi maestri. Ascoltare le parole di un pensatore è un’emozione unica, così come leggere un buon romanzo. L’autore ci spiega come anche un buon romanzo può diventare, se coinvolge la nostra interiorità, il nostro primo libro di filosofia!

Come mai ha deciso di scrivere dei libri di introduzione alla filosofia? Quali sono i motivi per studiare filosofia oggi?

«Tutti si pongono delle domande filosofiche a un certo punto della loro vita. Domande come “Dio esiste?”, “Cosa conta davvero nella vita?”, “E se la nostra esistenza non fosse che un sogno?”, “Esisto al di là del mio corpo?”, e così via… Fa parte del nostro essere umani. I filosofi hanno discusso di questi problemi per più di 2.500 anni. Io vorrei rendere il loro pensiero accessibile a chi è interessato a conoscerlo. Troppo spesso i filosofi accademici scrivono solo per se stessi, o per la loro cerchia, in una prosa piuttosto arida e irraggiungibile.

La filosofia è un argomento che fa sorgere discussioni e dibattiti – non si tratta di una materia passiva, ma di uno stimolo continuo al pensiero. Ognuno di noi è tenuto a risolvere dei dubbi fondamentali sulla sua esistenza, e la filosofia fa del suo meglio per aiutarci a chiarire questi problemi, offrendoci le intuizioni di alcuni grandi pensatori del passato e del presente».

Lei ha intervistato i più grandi filosofi del nostro tempo. Che cosa pensa di aver appreso da questa esperienza?

«La maggior parte di questi grandi filosofi sono ansiosi di comunicare le loro idee a un pubblico vasto, e alcuni riescono a essere anche molto brillanti, portando alla luce le loro idee attraverso il dibattito. Il loro entusiasmo può essere contagioso».

Come immagina il futuro della filosofia?

«Internet sta già trasformando la filosofia e il modo di diffonderla. L’accesso facile alle opere filosofiche online, tramite gli ebook, i blog, i video, la radio, le email, e anche twitter, ha certamente un effetto dirompente. Sono certo che tutto questo continuerà ad accadere e che si evolverà in modi difficili da immaginare.

Personalmente spero che i filosofi assumeranno un ruolo sempre più rilevante come intellettuali interpreti della società: ci sono molti problemi nel mondo contemporaneo che richiedono con urgenza una seria discussione filosofica. Oggi più che mai è necessario parlare di giustizia, di onestà, di moralità, di arte, di scienza, di tecnologia.

Credo che i filosofi saranno più ascoltati di prima, e che il loro pubblico sarà sempre più vasto. Michael Sandel ne è un esempio, per tutto quello che sta già realizzando come filosofo tramite internet, la televisione, la radio, e attraverso grandi dibattiti pubblici. Sento di poter prevedere che ci saranno molti più filosofi impegnati nello scenario pubblico rispetto a quelli che siamo stati abituati a vedere nel nostro recente passato. I Computer e la tecnologia digitale hanno trasformato il nostro mondo negli ultimi dieci anni, e i filosofi del futuro avranno molto da dire su questa rivoluzione».

Quali sono i vantaggi di fare filosofia su internet, attraverso la radio in rete?

«Ascoltare una discussione filosofica su internet ti permette di catturare le parti vitali di una conversazione, con il vantaggio di “origliare” quando lo desideri e di riprendere con calma ciò che non sei riuscito a comprendere la prima volta. Enfasi, ironia, passione, umorismo: tutte queste emozioni sono difficili da cogliere nelle parole scritte, ma si trasmettono attraverso la voce. C’è qualcosa di profondamente diretto, intimo e personale nell’ascoltare la voce di un pensatore, che diventa ancora più coinvolgente quando lo si ascolta da soli, con le cuffie».

Crede che la grande letteratura possa essere considerata filosofica e che la filosofia possa raggiungere i livelli della grande letteratura? Quali opere considera sia filosofiche che letterarie?

«Shakespeare, Kafka, Tolstoj, Dostoevskij, Eliot e la maggior parte degli scrittori che hanno fatto grande letteratura nelle loro opere affrontano questioni filosofiche, sia direttamente che indirettamente. Questo accade perché la filosofia tocca il centro, il cuore della condizione umana. Platone, Kierkegaard, Nietzsche, Wittgenstein e molti altri filosofi sono stati senza dubbio dei grandi letterati.

Di solito, e in modo molto approssimativo, si definiscono letterati, e non filosofi, gli scrittori che non si limitano a enunciare un problema, ma hanno l’ambizione di rappresentarlo; quelli che hanno un modo indiretto di comunicare i loro pensieri, e che ricorrono a personaggi, situazioni e personificazioni simboliche. Al di là del bene e del male di Nietzsche e Enten-Eller di Kierkegaard (in particolare Il diario del seduttore) sono classici esempi di libri che possono essere definiti sia letterari che filosofici».

Qual è stato il suo primo libro di filosofia? E il suo primo romanzo filosofico?

«Il primo libro sulla filosofia con cui mi sono cimentato è stato Storia della filosofia occidentale di Bertrand Russell. L’ho preso in biblioteca quando ero un ragazzo. Ricordo che non sono riuscito ad andare oltre i Presocratici (ecco perché quando mi sono messo a scrivere la mia storia della filosofia, ho cominciato subito da Socrate). Prima di questo avevo letto, senza capirlo davvero, la Nausea di Jean-Paul Sartre (un romanzo filosofico) e poi sono andato ancora avanti nella lettura, con L’esistenzialismo è un umanismo».

A suo avviso, qual è la più grande questione irrisolta della filosofia?

«La questione della coscienza: nessuno è stato ancora in grado di spiegare, in modo plausibile, come la coscienza si possa generare, a partire dalla combinazione complessa di cellule cerebrali».

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