Stile Edgar Allan Poe

Puntata speciale oggi con Francesca Scotti: con il fotografo Andrea Baioni, e tre modelle, si è divertita a tirare fuori dalle pagine le inquietanti, meravigliose protagoniste di tre racconti di Poe.

Quando arriva l’autunno e le ore di luce si riducono mi viene voglia di letteratura dell’Ottocento, meglio se dalle tinte cupe. Quei racconti che ben si combinano con le 17 e una tazza di tè ma anche con le 18 e la calca dei mezzi pubblici (in questo caso perché creano una bolla fantastica intorno a me). Sono libri dai quali torno spesso, un po’ perché mi ricordano il piacere della prima lettura, un po’ perché rappresentano quel notturno blu fuori e nero dentro in cui rifugiarmi.

Questa è la volta di Edgar Allan Poe, indiscusso maestro dell’incubo e del subconscio inquietante. Però l’imbrunire è anche l’ora delle storie d’amore e quindi la scelta è caduta su tre racconti: Berenice, Morella e Ligeia. Tre donne che vivono in luoghi arcani, camere anguste e stanze che soffocano i suoni. Tre donne che vivono un amore che le consuma ma che al tempo stesso dona loro energie nuove e spaventose.

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Sono al tavolo di un bar mentre ascolto Andrea, giovane fotografo incontrato al Festivaletteratura di Mantova, che mi racconta di come lo stile gotico, quest’anno, stia spopolando sulle riviste di moda più importanti.

“E tu come le vedi Berenice, Morella e Ligeia? Come racconteresti oggi quella compresenza tra corporeo e spirituale, l’orrore che le attraversa?” gli chiedo.

Anche Andrea legge Poe e conosce le sue donne.

E così cominciamo a scambiarci suggestioni.

I denti bianchi di Berenice che affascinano e ossessionano il cugino, spuntano sulle guance di Letizia.

Morella, consumata dalla sete di conoscenza e custode di un sapere arcano e opprimente si specchia e si rifrange in Annalisa. E infine Ligeia, che ha invano cercato di resistere alla sua malattia e torna per incarnarsi soltanto un istante nel corpo della sua rivale in amore, diventa Vittoria che fluttua inquietante.

Un gioco di dettagli, ricerche, suggestioni che ha portato a ripercorrere i tre racconti facendoli “rivivere” nelle fotografie. Abbiamo dato ascolto a Ligeia e a quel “desiderio di vita, di vita soltanto”.

La notte scorsa, prima di addormentarmi, ho letto di nuovo Berenice e mi è sfuggito un sorriso: temo che le cose che fanno davvero paura oggi siano altre. Ma poi mi sono guardata allo specchio, non stavo solo sorridendo, stavo mostrando i denti.

Le foto sono di Andrea Baioni

Letizia Pacchio ni interpreta Berenice

“i denti della mutata Berenice si dischiusero lentamente ai miei occhi. Volesse il cielo io mai li avessi veduti”

Annalisa Garattoni interpreta Morella

“sto per morire, e tuttavia vivrò. Non sono mai venuti i giorni in cui mi avresti potuto amare, ma colei che in vita hai aborrito, in morte adorerai”

Vittoria Dettoni interpreta Ligeia

“non mi fu più possibile dubitare, allorché, levandosi dal letto, e vacillando con deboli passi, la cosa avvolta nel sudario avanzo audacemente, tangibilmente, sin nel mezzo della stanza”

 

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