La nuova rubrica di Francesca Scotti: Fra le righe

Francesca Scotti è indubbiamente una delle nuove voci più originali del panorama letterario. Su Hounlibrointesta Francesca racconta Qualcosa di simile (Ed. Italic PeQuod – Premio Fucini), il suo libro d’esordio. E adesso, la parola a Francesca e alla prima puntata di Fra le righe.

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C’è un grande parcheggio per gli autobus prima dell’ingresso al Tempio del padiglione d’oro a Kyoto, il Kinkakuji, un simbolo della spiritualità nipponica eretto sin dal XV secolo.

Quando arrivo però lo spiazzo è quasi vuoto, ci sono solo pochi taxi. La stagione turistica comincerà fra qualche settimana e io ne approfitto per rimanere (quasi) sola con le meraviglie della città e i libri che ho portato con me.Prima di intraprendere un viaggio per qualsiasi destinazione, che sia Ferrara o il Rajahstan seleziono attentamente il mio “bagaglio culturale”. Mi piace che le letture trovino eco nei luoghi dove vivrò e che il cibo sulla pagina sia lo stesso che posso portare alla bocca.

Quando mi sono trasferita in Giappone però ho incontrato un elemento in più da dover gestire: scambiare qualche chiacchiera con i suoi abitanti sarebbe stato decisamente arduo. L’inglese, infatti, è molto meno diffuso di quanto si possa immaginare. Così ho pensato che leggere libri di autori giapponesi da un lato mi avrebbe permesso di conoscere i luoghi veri o immaginari di questo paese e delle città che avrei abitato. Ma sarebbe stato anche un modo per comprendere una voce della quale, altrimenti, avrei potuto cogliere solo il suono.

Il padiglione d’oro di Mishima è la mia prima lettura. Un’edizione tascabile dalle pagine sottili e i caratteri nitidi. Lo assaggio in volo ma mi accorgo di aver bisogno della terra ferma per poterci entrare davvero. Così lo riprendo durante le veglie notturne da fuso orario e lo finisco al parco giochi vicino a casa, in una delle tante mattine in cui resta deserto perché i bambini sono a scuola.

Non credo che sarei stata altrettanto emozionata nel vedere il padiglione illuminare la superficie del lago se non avessi avuto in testa l’ultima frase del libro.

Nell’altra tasca le mie dita urtarono contro le sigarette. Ne presi una e l’accesi. Mi sentivo come chi, ultimato un lavoro, si siede a tirare una meritata boccata di fumo. Volevo vivere.

Mishima mi ha raccontato una storia, anzi più d’una. Mi ha raccontato qualcosa di sé e di Kyoto, degli eventi che l’hanno segnata e di quelli che lui vi ha visto.

Ora mi trovo qui, nei luoghi del romanzo, davanti al monumento ricostruito. Ascolto il silenzio del parco per il quale non ho bisogno di traduzioni. Guardo l’acqua, cammino sulla ghiaia. Sfoglio le pagine del libro che ho portato con me, rileggo l’incipit, poi di nuovo l’ultima frase. Immagino le fiamme, seguo l’allegoria della storia, i tormenti del giovane discepolo del tempio. E mi sento meno straniera.

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