Michele Monina: vi ricordate perché è nato l’euro?

È appena uscito «Atene è un sogno» (Laurana Editore), il primo libro di una maratona di scrittura mai vista: 12 città europee raccontate in 12 libri pubblicati in 12 mesi (sotto trovate tutte le tappe). Uno straordinario giro d’Europa che potremo seguire in presa diretta qui su Ho un libro in testa con «Grand Tour de Force», la rubrica in cui Michele Monina – ogni lunedì e giovedì pomeriggio – ci racconta che cosa vede e pensa strada facendo. Fino al gran finale: maggio 2013. Obiettivo, trovare risposte a queste domande: com’è cambiata l’Europa? Cosa le riserva il futuro? Ma soprattutto: siamo sicuri di conoscerla veramente?

Foto di Images Money.Foto di Images Money.

Le immagini le abbiamo viste tutti. Ci sono i neonazisti greci che, dopo una clamorosa vittoria alle recenti elezioni politiche, elezioni che non hanno portato alla formazione di un governo, avendo i greci disperso i voti in troppi partiti, tengono una conferenza stampa in un clima al limite del paradossale. Ci sono degli sgherri che intimano ai presenti, tutti giornalisti, di alzarsi in piedi, all’ingresso del leader del loro partito, e lo fanno con toni e volumi degni dei nazisti di un tempo. Costringono, sostanzialmente, i giornalisti a rendere onore a un tipo che, lo avesse visto per tempo Corrado Guzzanti, ne avrebbe fatto una delle sue macchiette per Aniene. Non fosse tutto tanto vero suonerebbe quasi ridicolo. Ma il nazismo c’è stato, e solo l’idea di immaginarsi quella stessa scenetta recitata in tedesco mette i brividi.

Perché il punto è un po’ questo, credo. Quando l’idea di una moneta unica cominciò a circolare per l’Europa, lo scopo che c’era dietro non era ovviamente quello dello spread, o in genere di fare affari a discapito di altre nazioni del Vecchio Continente, ma quello di tenere lo spauracchio di un nuovo conflitto mondiale a debita distanza. E in effetti sono oltre sessant’anni che, almeno in Europa, di guerre non se ne sono fatte. Oggi, però, si parla con una certa leggerezza di sbattere la Grecia fuori dall’euro. Come se un gesto del genere non desse poi il via a una serie di azioni e reazioni tipo domino. Due piccoli esempi: la Turchia, a pochi chilometri oltre i confini marini, con un esercito di oltre un milione di volontari. E gli iraniani, unici investitori ancora presenti ad Atene. Neonazisti, musulmani, iraniani. Boom.

Non sono mie, queste congetture. Sono frasi che ho messe insieme dopo aver parlato, a lungo, con gli ateniesi, nelle scorse settimane.

Frasi raccolte in strada, o al bar, ma frasi che, a rileggerle ora, dopo che le ho riportate dalla mia moleskine dentro il computer e poi in questo post, suonano quantomai veritiere, o verosimili. Venate di rabbia, certo, ma non così campate in aria.

Boom a parte.

Spero.

Piccola chiosa, stavolta mia.

I neonazisti ci sono, e non sono un’ipotesi, ma una certezza. Come non è un’ipotesi che il futuro della Grecia e anche dell’Europa dipenda molto dalle prossime imminenti elezioni politiche. Io le seguirò passo passo da queste parti, facendo il tifo per un governo solido, possibilmente non antieuropeista. I neonazisti, invece, spero che non prendano neanche un voto. E che, in tutti i casi, alla prossima conferenza stampa, i giornalisti decidano di tirare fuori gli attributi e rimanersene seduti, perché nessun rispetto merita chi tira fuori dai bauli le svastiche.

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