Barbara Garlaschelli ci racconta “Non ti voglio vicino”

Barbara Garlaschelli  ha appena vinto il Premio Letterario Chianti. È il quarto premio per questo romanzo selezionato al Premio Strega nel 2010, Non ti voglio vicino (Frassinelli) continua a conquistare lettori e critici, in tempi in cui i libri invecchiano in pochi mesi. Qui su Hounlibrointesta Barbara la conosciamo bene, è la nostra Lettrice Innamorata […]

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Barbara Garlaschelli  ha appena vinto il Premio Letterario Chianti. È il quarto premio per questo romanzo selezionato al Premio Strega nel 2010, Non ti voglio vicino (Frassinelli) continua a conquistare lettori e critici, in tempi in cui i libri invecchiano in pochi mesi. Qui su Hounlibrointesta Barbara la conosciamo bene, è la nostra Lettrice Innamorata che ci racconta i libri degli altri che la appassionano. “Barbara”, le ho chiesto, “adesso però raccontaci la tua storia”. Perché nel suo romanzo c’è dentro tanto, tanto di lei.

QUANDO SI SCRIVE SEI LA STORIA, SEI I PERSONAGGI, SEI I LUOGHI, SEI NEL LIBRO
di Barbara Garlaschelli

Parlare di questo libro, per me, è nello stesso tempo facile e difficile, per questo utilizzerò, qualche volta, parole di altri.

Non ti voglio vicino è un’avventura durata quasi cinque anni, una storia complessa in cui la mia vita personale si è intrecciata con la vita immaginaria narrata nel romanzo.

Non sempre ciò accade, almeno per me.

Mentre scrivevo Non ti voglio vicino mio padre, l’uomo che ho amato in modo viscerale e dalla quale visceralmente sono stata amata, si è ammalato e, dopo un anno, è morto. Il dolore per la sua perdita s’intreccia al dolore delle protagoniste: Lena e la figlia Prisca. Di questo me ne sono resa conto solo più tardi, quando il libro è uscito, nel 2010, per Frassinelli.

È un libro che segna, nella mia strada di scrittrice, una svolta. Non lo sapevo mentre lo stavo scrivendo. Quando si scrive sei la storia, sei i personaggi, sei i luoghi, sei nel libro. Tutte le considerazioni, le riflessioni, i pensieri vengono dopo.

“La famiglia non è solo il luogo delle emozioni più radicali, ma ne è il catalizzatore, anzi di più: è una sorta di catalizzatore di particelle che crea materie ed energie nuove da quelle fragili molecole che sono le relazioni umane. B. G., come ogni scrittore che segue senza paura né conformismi i sentieri che vanno dritti al cuore, lo sa. E lo trasmette a chi legge. Innestando le sue invenzioni narrative su una serie di ricordi di gioventù del padre, bambino durante la Seconda Guerra Mondiale come tutti i personaggi del romanzo, l’autrice dà vita a un corposo e palpitante affresco (…)” [Giuliano Aluffi, la Repubblica, 24.01.2010]

È così, in questa storia narro di una famiglia (quella di Lorenzo, Lena e Prisca) devastata da un dolore “primario”, da una violenza indicibile di cui Lena è stata vittima e che perpetuerà sulla figlia, bruciando e dissolvendo qualunque tentativo da parte di altri di amarla e di placarla.

E racconto di Milano, città amata e devastata anch’essa.

“È un romanzo che racconta due tipi di guerre, una è la guerra nel senso classico del termine, nello specifico la seconda guerra mondiale, in Italia, a Milano; è l’altra è una guerra molto più silenziosa che credo faccia altrettante vittime ed è quella che si scatena all’interno delle mura domestiche. Due guerre apparentemente diverse ma legate dal “male” che generano e dal fatto che una guerra vissuta dal mondo abbia così lunghi tentacoli che riesce a modificare la vita delle persone anche a lunga distanza, negli anni. Per cui i personaggi (la storia si svolge in un arco lungo di tempo, dal 1939 ai giorni nostri) è come se fossero comunque avvolti in una ragnatela che parte da lontano.” [da un'intervista a Franco Bomprezzi per “Vita”]

Diviso in tre parti, idealmente costruito come una partitura musicale (si apre con un “Assolo”, continua con un “Duetto” e poi con un “Coro”, per chiudersi di nuovo con un “Assolo”), Non ti voglio vicino è il libro – tra tutti quelli che ho scritto – che mi ha portato più dentro i sentimenti di disagio, dolore, amore e amicizia.

Questo libro è stato selezionato per lo Strega, ha vinto ben quattro premi, l’ultimo – il Premio Letterario Chianti – è di pochi giorni fa. Questa, per me, è una gioia immensa considerando il fatto che sono trascorsi due anni dalla sua uscita e che, da un punto di vista editoriale, si può considerare un libro “vecchio”.

Concludo questo pezzo con lo stralcio di un messaggio di una carissima amica (e molti messaggi ho ricevuto per questa storia, alcuni intensi e strazianti dato il tema toccato), che mi è rimasto nella testa e nel cuore:

Sottovoce, con la tua scrittura secca, “di sottrazione”, narri cose tremende e bellissime, racconti la vita così com’è, senza orpelli e senza mestizia. Non sbrodoli, non ammicchi. Credo che ci sarà, da adesso, un prima e un dopo questo libro, per te.

Ti devo anche dire qualcosa che ti farà piacere e nello stesso tempo ti addolorerà, ma non posso non dirtelo: leggendolo pensavo a Renzo e mi veniva da piangere ma nello stesso tempo sono felice, perché Renzo è questo libro ed è con noi, per sempre.” [Bruna D.]

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