Elisabetta Migliavada: i no dell’editor. E voi quali e quanti no dite?

La nuova puntata della rubrica «Le giornate di un editor». Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor e come nascono i libri.

Foto di Grant Hutchinson.Foto di Grant Hutchinson.

Prima di infilare il biglietto del metrò nel tornello, riesco ad arraffare al volo una copia di un giornale free press, di quelli che già alla seconda pagina ti lasciano il nero sui polpastrelli. Inizio a sfogliarlo mentre caracollo giù dalle scale mobili e, sgusciando dentro una carrozza traboccante di gomiti e di ginocchia, riesco ad aprirne uno spicchio. Un po’ come un fazzoletto e in effetti sono raffreddata.

La notizia è quella delle olimpiadi di Roma che tutti ben conoscete.

Nell’angolino di titolo che intravedo c’è un «NO» a caratteri cubitali e una frase che mi fa sorridere:

I no che aiutano a crescere.

La frase mi ha fatto riflettere.

Mi capita molto spesso di dire dei no pensando che possano aiutare: a far crescere me, perché i sì richiedono tanta riflessione quanto i no e ogni volta che dico no a un libro devo pensarci molto bene e devo chiedermi perché sto dicendo di no.

No perché la storia è bella ma la scrittura non riesce a renderle giustizia.

No perché, nonostante la fretta e l’urgenza del libro, ho imparato sulla mia pelle che bisogna arrivare fino in fondo per scoprire che, a volte, i finali rovinano anche i migliori inizi.

No perché, nonostante nella presentazione il romanzo sembri avere tutte le parole giuste, poi scopri che sono tutte al posto sbagliato.

No alla ragione e basta.

Sì all’istinto ma con raziocinio.

Ci sono però dei no che dico senza pensarci un secondo.

Eccone alcuni:

1. No al tacco 12 nei giorni di fiera. Belli, i tacchi 12, ma cadere di fronte alla più importante ed elegante agente statunitense non è mai un bel biglietto da visita.

2. No agli aerei che, un minuto prima di partire, perdono una vite in una delle ali (mi è capitato, mi è costato sei ore ferma immobile in una carlinga sovraffollata, un giorno ve ne parlerò).

3. No al portarsi un uovo sodo in borsa ripromettendosi di mangiarlo tra un appuntamento e l’altro, soprattutto se ce ne si ricorda solo sei mesi dopo.

4. No al dire: ecco questo manoscritto lo metto qui così poi mi ricordo perfettamente dove è.

5. No al presentare il mio cagnolino a un’autrice in visita che dice di amare tanto i cani: pensi di fare cosa gradita, e ti ritrovi ad assistere impotente a uno sgradevole episodio di minzione su scarpe di vernice nera.

6. No al cambiarsi lente a contatto senza averla ben pulita, a meno che non si voglia convincere un agente di aver trovato il tal libro, taaaaaanto, taaanto commovente.

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