Le giornate di un editor: quando vai in giro con uno scrittore e accade che…

Eccoci alla nuova puntata della rubrica Le giornate di un editor. Ogni venerdì su Hounlibrointesta potremo seguire Elisabetta Migliavada, direttore della narrativa straniera della casa editrice Garzanti, e vedere da vicino com’è il lavoro di un editor.

Foto di Thomas Hawk.Foto di Thomas Hawk.

Quando mi chiedono perché mi piaccia fare questo lavoro, non ho dubbi a rispondere: prima di tutto mi piace perché non ci si annoia mai.

Ogni libro è diverso, ogni frase è diversa: in ogni romanzo sostantivi, aggettivi, versi, subordinate e principali si incastrano magicamente tra loro per creare una storia unica. E così come le storie, anche gli autori sono tutti unici e diversi gli uni dagli altri.

Uno dei compiti dell’editor è anche quello di seguire lo scrittore quando promuove il libro. È sempre un’esperienza molto bella e formativa per me conoscere di persona un autore, sentire la sua voce (mi chiedo sempre: chissà se la sua voce reale è la stessa che sentivo io quando leggevo il libro? Spesso sì, lo è, sapete?), percepire i suoi gesti, apprezzarne pregi, e a volte anche difetti (si sa, nessuno è perfetto).

Ma seguire un autore in visita non significa solo conoscerlo. Spesso si passa molto tempo con gli scrittori. A volte in situazioni che non avreste mai pensato di affrontare lavorando sui libri. Perché, credetemi, durante i viaggi promozionali ne possono capitare davvero di tutte. E un editor deve essere pronto, in un batter d’occhio, a vestire i panni del babysitter, capace di risolvere qualsiasi problema o emergenza alla velocità della luce.

Che dire di quell’autore che appena toccato il suolo italiano, ha pensato bene di rompersi un braccio togliendo la valigia dal nastro trasportatore? Cercare di organizzare le interviste al pronto soccorso è stata un’impresa, ma ci siamo riusciti grazie alla bravura dell’ufficio stampa (gli altri angeli dell’editoria)! E poi che soddisfazione! Una delle infermiere era una sua fan, neanche a farlo apposta.

Altra cosa è passare la mattina a fare shopping con l’autrice cui hanno perso il bagaglio. Devi improvvisarti personal shopper, e consigliarla al meglio, senza fare gaffes e cercando di anticipare quello che vorrebbe che tu le dicessi. E poi può anche capitare che dopo un anno ti recapitino a casa tua la valigia della scrittrice.

Ma lo shopping con un autore non è detto che sia solo per cercare vestiti. Mi è capitato di trascorre un pomeriggio intero vagando per Torino insieme a uno scrittore alla ricerca di un centrifugatore da regalare a sua moglie. Trovavamo solo frullatori, ma nessun centrifugatore…

Sempre a Torino sono rimasta chiusa dentro il Museo Egizio con uno scrittore di thriller dall’aspetto un po’ sinistro: non si sono accorti di noi. Alla fine, dopo un paio d’ore, ci è venuto a salvare un portinaio. Io mi ricordo ancora questa esperienza, le mummie non mi sono mai piaciute, eppure lo scrittore ci è grati, ha tratto ispirazione per il suo successivo romanzo.

Alcuni autori poi possono essere tremendamente distratti. I poliziotti della questura ormai lo sanno: almeno una volta all’anno io vado a trovarli insieme a un autore che ha perso il passaporto. Ma perdere il passaporto non è niente. Una volta uno scrittore ha smarrito il computer portatile in aeroporto. Ovviamente su quel computer era salvata l’unica copia del romanzo che stava scrivendo. Ho girato tutto l’aeroporto, ho chiesto a tutti. Per giorni si era creduto perso o rubato. Fino a quando un taxista non ha chiamato la casa editrice… Gli angeli esistono veramente, altro che storie!

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