Inizia oggi la nuova rubrica di Gabriele Dadati: Catene di smontaggio

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Foto di Alden Jewell.Foto di Alden Jewell.

Mi rendo conto che ormai da tempo, dopo aver finito di leggere un libro, mi trovo a pensare che quel libro non è o bello o brutto, ma che è interessante. A tal punto che quando qualcuno mi chiede un giudizio – ma insomma, vale la pena di leggere questo libro? È bello? – io mi sento inutile, riesco solo a dire: «Be’, è interessante». Poi sarei pronto ad aggiungere perché lo trovo interessante, ma di solito l’attenzione dell’ascoltatore è già precipitata. Oggi infatti sembra non esserci tempo per niente, men che meno per le spiegazioni.

Per questo motivo mi piacerebbe darle qui le spiegazioni. Mi piacerebbe fare una rubrica – che un po’ si sostituisca a «Lettori su rotaie» e un po’ ci si alterni – dal titolo «Catene di smontaggio». Una rubrica che così, su due piedi, prova a far saltare fuori da un libro per volta quell’ingranaggio che mi fa dire «interessante». Che magari non è il cuore del libro, ma è quel che mi affascina in un dato momento. Può essere il gesto di un personaggio, il modo di descrivere un albero, la giuntura inusuale tra due scene. Insomma quell’anello che mi sembra valga la pena di forzare per mostrare che quel testo è interessante, o che non lo è affatto, anche se magari è piacevole da leggere.
Noi spesso fatichiamo a vederla, ma esiste tutta una parte di mestiere della scrittura che va tenuta presente e che ci permette, alla fin fine, di provare un piacere ancora maggiore della lettura. Ecco, di questo si tratterà.

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