Federico Baccomo (Duchesne) e la questione Dave Eggers

«Una cosa molto simile»

Immagine di Hop Frog.Immagine di Hop Frog.

Qualche giorno fa mi è stato segnalato questo articolo di Dave Eggers, l’autore, tra gli altri, de L’opera struggente di un formidabile genio. L’articolo porta il titolo «Vita Da Scrittore» e comincia così: «Ho sempre cercato di evitare di scrivere della “Vita Da Scrittore” sin da quando, quasi dieci anni fa, ho sentito per la prima volta quelle parole. Quando le sento, sento le voci degli amici del liceo e del college, dei miei zii e di mio cugino Mark, che avrebbero levato gli occhi e probabilmente mi avrebbero colpito, delicatamente, sulla faccia, solo per aver provato a intervenire su un argomento del genere. Mi avrebbero detto che la frase suona pretenziosa; è pretenzioso stare a riflettere sulla vita da scrittore, ancora di più scriverci sopra in un giornale con la sua tradizione di portare avanti il serio lavoro di preservare la nostra democrazia. Al confronto, la vita da scrittore, almeno per quanto mi riguarda, non è poi così interessante». Anzi, dice poco più avanti Eggers, può essere addirittura molto «banale»: tutto si riduce a ore e ore seduto alla scrivania a cercare di buttare giù qualche centinaio di parole, sempre così, tutti i giorni, nel disordine, con il problema non poi molto eccitante di evitare che il sole, entrando dalla finestra, possa abbagliare.

Mi pare, almeno per quanto mi riguarda, che sia tutto vero. Quando lavoravo come avvocato e mi capitava di conoscere qualcuno, a una cena, un aperitivo, la domanda «Di cosa ti occupi?» non dava mai avvio a un qualche lungo e appassionato discorso, era necessario trovare un rapido argomento che venisse a riaccendere l’interesse subito spento dalla mia risposta, eppure mi sembrava di avere tante di quelle storie divertenti, tanti di quegli episodi inverosimili ma reali, da raccontare, viaggi, riunioni, problemi. Viceversa, oggi, quando mi capita di raccontare che scrivo, si accende come una scintilla, un interesse naturale, sincero, nell’interlocutore, e io spesso mi trovo lì a non sapere bene come colmarlo. E allora guardo con attenzione le interviste agli scrittori, quel modo così riflessivo e ponderato di rispondere, quelle parole misurate e piene di mistero, quei racconti quasi magici sul rapporto con le parole e la realtà, e mi viene il sospetto che forse sia lo stesso stratagemma, l’arte del racconto, che interviene anche nella vita di tutti i giorni, per colorare un avvenimento, per abbellire un aneddoto, per aggiustare una situazione, ridisegnare un po’ la realtà, per renderla all’altezza delle aspettative.

Recentemente, mentre sistemava una ciabatta al muro, un elettricista ha cominciato a parlarmi di Mike Bongiorno, «Uomini così nella televisione di oggi non ce ne sono più, garbati ma fermi, eleganti, ah, Mike Bongiorno, ho avuto la fortuna anche di conoscerlo da ragazzo», e poi, scuotendo la testa con fare navigato ha detto: «Che poi, mi fa ridere a pensarci, ma la ruota della fortuna gliel’ho suggerita io». L’ho guardato serio. «Ma proprio con le caselle, la ruotona, le vocali da comprare?», gli ho domandato. «Una cosa molto simile». Ecco, non voglio ora dire che tutto quello di entusiasmante e curioso e singolare che uno scrittore va in giro a raccontare della sua vita non corrisponda alla verità. Solo, temo, una cosa molto simile.

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